"Stavolta andrà tutto bene". Giulio Regeni abbraccia e consola Patrick George Zaki, ricercatore dell’Alma Mater di Bologna e attivista Lgbt arrestato in Egitto nei giorni scorsi e, secondo quanto riportato dal suo avvocato, sottoposte a torture. Il murales dell'artista Laika è apparso su via Salaria, a pochi passi dall'ambasciata egiziana: in basso c'è una scritta in arabo, ‘Libertà'. Tutto il murales vuole infondere speranza e rassicurazione, nonostante la preoccupazione per il giovane e la paura che il suo possa essere un nuovo caso Regeni. Delle sorti del ragazzo non si sa praticamente nulla, solo che lo scorso venerdì è scomparso per 24 ore. Prima è stato portato al Cairo e poi a Mansoura, dove sarebbe stato interrogato sul suo lavoro di attivista, picchiato, minacciato e torturato con l'elettroshock.

L'arresto di Zaki e l'omicidio di Regeni

Patrick George Zaki lavora all'università di Bologna dal 2016. Era tornato in Egitto per una breve vacanza nella sua città natale, Mansoura, ma appena è sceso dall'aereo è stato fermato dai servizi segreti egiziani. Sembra che contro di lui fosse stato emesso un mandato di cattura dallo scorso settembre, di cui il giovane non era stato però informato. Secondo quanto riportato dall'EIPR, organizzazione per la quale Zaki lavora come ricercatore, il giovane è stato accusato di aver sostenuto il rovesciamento dello stato egiziano, di aver usato i social network per minare l’ordine sociale e la sicurezza pubblica, e di aver istigato alla violenza e al terrorismo. Attualmente le informazioni sulle sue condizioni attuali non sono chiare, sembra che sarà trattenuto per almeno quindici giorni. Appena si è diffusa nel mondo la notizia del suo arresto, sono in molti ad aver pensato a quanto accaduto a Giulio Regeni, ucciso al Cairo nel 2016 in circostanze mai del tutto chiarite.