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Giulia Galiotto, uccisa dal marito e gettata nel fiume: “Per i giudici è stato scompenso emozionale”

Giulia Galiotto è stata uccisa dal marito nel 2009: l’uomo l’ha attirata nel garage dei suoceri e lì l’ha colpita brutalmente alla testa con una pietra, fracassandole il cranio. Per i giudici, che l’hanno condannato a 19 anni di carcere, non c’è stata premeditazione. E le parole della madre sono amare: “Me l’hanno uccisa un’altra volta”.
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A cura di Natascia Grbic
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19 anni e 4 mesi di carcere. Questa la pena definitiva emessa dopo i tre gradi di giudizio per Marco Manzini, l'uomo che l'11 febbraio 2009 ha ucciso, colpendola con un sasso alla testa, Giulia Galiotto. Giulia era sua moglie, assassinata brutalmente all'interno del garage dei suoceri: dopo averla aggredita e averle spaccato la testa, ha inscenato un suicidio. Per il giudice non c'è stata premeditazione: una cosa che ha lasciato amareggiati e delusi i genitori della ragazza, che credono non sia stata fatta giustizia. "Non è stata riconosciuta la premeditazione – racconta Giovanna, la mamma di Giulia – nonostante abbia compiuto una serie di azioni articolatissime subito dopo l'omicidio per inscenare il suicidio. Me l'hanno ammazzata un'altra volta". Abbiamo incontrato la mamma di Giulia alla Casa Internazionale delle Donne di Roma durante la presentazione di "Reama – Rete per l'Empowerment e l'Auto Mutuo Aiuto". Tra le parole della madre ne fanno capolino due che proprio recentemente hanno indignato l'opinione pubblica. "Viene trasformato quello che è un lucido delitto premeditato in un delitto d'impeto per uno scompenso emozionale. Qui non c'è la tempesta emozionale, ma è comunque lo stesso ambiente". La mamma di Giulia si riferisce al femminicidio di Olga Mattei, la donna uccisa dall'uomo che frequentava da un mese, Michele Castaldo. La Corte D'Appello ha dimezzato la sua pena perché l'uomo sarebbe stato in piena "tempesta emozionale".

Il brutale femminicidio di Giulia Galiotto

Marco Manzini ha chiesto a Giulia di andare nel garage dei suoceri per parlare. Arrivata lì, l'ha colpita con un sasso: poi ha caricato il corpo in macchina e lo ha gettato nel fiume Secchia. Ha poi proceduto a ripulire il garage e l'automobile. Dopodiché si è liberato dei vestiti che aveva indosso al momento del delitto e ha iniziato a costruirsi un alibi per evitare di essere scoperto. Ha mandato un messaggio a Giulia fingendosi preoccupato per la sua scomparsa, le ha telefonato diverse volte, poi ha contattato i genitori per dire che non sapeva dove fosse. Non solo: ha mostrato al padre e alla madre di Giulia un biglietto scritto dalla ragazza dove diceva che voleva porre fine alla sua vita. Le sue bugie però, sono durate molto poco: è stato messo con le spalle al muro e ha dovuto confessare il femminicidio. Che però, per il giudice, non è stato premeditato.

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