“Rossa” da sempre. La chiamavano “la Piccola Mosca”, un paese inespugnabile, invincibile. Dall’inizio della storia della Repubblica italiana Genzano di Roma è stata amministrata dal Partito Comunista prima e dai Democratici di sinistra e dal Pd poi. Settant’anni di governi di sinistra, uno dei pochi casi in Italia. Mai nessuna sconfitta fino a ieri. Daniele Lorenzon, un ragazzo di 28 anni, candidato del Movimento 5 Stelle, ha rotto con la tradizione. Vittoria al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra, il sindaco uscente Flavio Gabbarini del Partito democratico: 60 per cento a 40 le percentuali. Oltre mille voti di distacco tra i candidati.

Tutti aspettavano la vittoria del sindaco, come sempre, come è scritto nella storia. E invece, a sorpresa, l’ha spuntata Lorenzon. Un divario incolmabile già dopo le prime sezioni scrutinate. In piazza festeggiamenti composti, poche bandiere, poche persone. Il nuovo sindaco confuso, pensieroso. Non se l’aspettava, forse lo sognava. In tutti i ballottaggi a cui hanno partecipato nel Lazio, i candidati del Movimento 5 Stelle hanno vinto contro i loro avversari: Nettuno, Marino, Anguillara. Ma qui è un’altra storia. Nel paese che ospitò gli Inti Illimani in esilio dal Cile del generale Pinochet, nel paese di Gino Cesaroni, sindaco comunista per trent’anni, nessuno credeva a una vittoria a 5 Stelle. "Quella di Gabbarini è una delle migliori amministrazioni comunali del Lazio", aveva detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dal palco di un comizio. Qualche giorno dopo, la sconfitta. “La mia squadra sono i cittadini. Dateci fiducia e tempo e tornerà il piacere di partecipare alla cosa pubblica. Niente più segreti e potentati”, promette il nuovo sindaco.