Soppressione di cadavere e omicidio volontario. Sono queste le ipotesi di reato formulate dal giudice per le indagini preliminari di Roma, che oggi interrogherà Maria Carla, l'ex direttrice di banca in carcere a Rebibbia dal 3 maggio, giorno in cui sul balcone della sua abitazione è stato rinvenuto il cadavere carbonizzato del compagno, Boris Crnic. Secondo quanto riportato da Il Messaggero la donna, affetta da un forte disagio psichico, avrebbe ripetuto diverse volte in carcere: "Se avessi avuto un forno avrei fatto prima". Non si sarebbe quindi minimamente resa conto di quello che ha fatto: segno, per il legale della donna, che avrebbe bisogno di aiuto e sostegno psicologico, e non di stare chiusa in carcere.

I risultati dell'autopsia sul corpo di Boris Crnic, compagno della donna da vent'anni, arriveranno nei prossimi giorni. Sarà il medico legale a stabilire cosa sia accaduto all'uomo e le cause della sua morte. Al momento del fermo, Maria Carla ha detto ai carabinieri che l'uomo era deceduto da alcuni mesi e che lei aveva provato a prendersi cura del corpo per non farlo andare in putrefazione. Ovviamente non ci è riuscita, dopo qualche giorno il cadavere ha iniziato a puzzare. E così, disturbata dall'odore, ha iniziato a dargli fuoco, forse poco per volta. E per non sentire l'odore in casa, ha spostato il corpo in giardino, coprendolo con un telo.

È stata una ragazzina di 13 anni, vicina di casa della donna, a notare per prima il cadavere. Un colpo di vento aveva spostato il telo, rendendo visibile a tutto il palazzo di via Fani il piede carbonizzato del povero Boris. Sul posto sono giunti i carabinieri di via In Selci e i Vigili del Fuoco: in casa hanno trovato la donna in condizioni di estremo degrado. Accumulatrice seriale, con un disagio psichico evidente, continuava a dire che non sapeva come fare con il cadavere dell'uomo, che in effetti nel condominio non si vedeva da mesi. Sarà l'autopsia a stabilire se è stata lei a ucciderlo o una malattia.