Estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti con l'aggravante di aver agito con metodo mafioso sono i reati per i quali sono stati arrestati ventotto esponenti della famiglia Senese e sequestrati beni e aziende dal valore totale di circa 15 milioni di euro. Il blitz della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato all'alba di oggi, martedì 7 luglio, un'operazione che ha coinvolto 200 finanzieri e poliziotti, che sono stati impegnati nelle province di Roma, Napoli, Verona Frosinone e L'Aquila, portando alla luce la penetrazione della camorra nel tessuto economico della Capitale e del Nord Italia.

I militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e gli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno dato esecuzione alle misure di custodia cautelare con una vasto intervento di polizia giudiziaria coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia. Sotto scacco gli interessi della famiglia Senese, che dagli anni '80 ha trasferito il suo centro nevralgico nella capitale sotto la guida di Michele Senese detto ‘O Pazz, nome che ritorna di continua nelle inchieste sugli intrecci della criminalità organizzata della capitale dai tempi della Banda della Magliana.

Usura, negozi e case: gli investimenti del clan Senese

Le indagini hanno consentito di portare al sequestro non solo di un'ingente quantità di denaro nelle disponibilità del clan, ma anche di unità immobiliari e di ricostruire i diversificati investimenti dell'organizzazione, dalla ristorazione ai negozi di abbigliamento anche nel Nord Italia. Altra attività economica importante del gruppo criminale i prestiti a tasso di usura, un'attività che secondo quanto si legge nelle carte ha consociuto un incremento significativo con gli effetti dell'epidemia di Covid-19.

Il boss Michele Senese è ancora il capo indiscusso del clan

Temuto e rispettato, Senese è stato in grado di imporre a lungo una sorta di pax mafiosa nella città di Roma. In cella dal 2014 e condannato all'ergastolo per essere il mandante dell'omicidio di Giuseppe Carlino, avvenuto nel 2001 a Pomezia. Un omicidio eccellente ordinato per vendicare l'uccisione del fratello Gennaro Senese. Dal carcere il boss continuava a dare consigli e indicazioni al clan, grazie a pizzini infilati nel calzini e ai messaggi fatti recapitare all'esterno. Nonostante la detenzione è ancora lui il capo del gruppo criminale.

In manette è finito il figlio di Michele, Vincenzo Senese, che a 43 anni è ritenuto colui che cura gli interessi economici della famiglia. I militari lo hanno fermato mentre soggiornava in un resort di lusso in Salento. Secondo gli inquirenti, che hanno seguito a lungo i suoi spostamenti, l'uomo approfittando anche del nome che incute paura, soggiornava spesso in strutture di lusso o mangiava in ristoranti rinomati, senza poi pagare o con un lauto sconto.  "La caratura criminale di Michele Senese non solo à storicamente consolidata nel territorio della capitale ma à descritta in tutta la sua potenzialità nelle conversazioni captate. Tutti i familiari si recavano al cospetto di Senese per rendere conto, periodico, degli affari di famiglia. I componenti della famiglia, anche quelli residenti in Campania, raggiungevano il domicilio di Vincenzo Senese, per conferire con Michele Senese, il quale rimane il capo assoluto e indiscusso dell'organizzazione criminale", si legge nell'ordinanza firmata dal gip Annalisa Marzano.

"Senese lucido e freddo nel comandare dal carcere"

"Le investigazioni – prosegue la giudice per le indagini preliminari – hanno permesso di svelare che perfino il regime carcerario appare inidoneo a recidere i contatti di Senese con il territorio su cui esplica il proprio dominio criminale. Tale evidenza impone il ricorso al regime cautelare della custodia in carcere ritenendo ogni altra misura certamente inadeguata allo scopo. Sin d'ora si esclude, radicalmente, che l'equilibrio psicofisico di Michele Senese sia inficiato da patologie psichiatriche, strumento cavalcato da Senese in trascorse vicende giudiziarie, smentite proprio dal tenore di numerosi dialoghi intercettati nel corso delle indagini che hanno invece dimostrato lucidità, freddezza e piena coscienza e consapevolezza delle sue opere".

Raggi: "A Roma non c'è spazio per camorra e mafie"

"Grazie a Dda di Roma, Gdf e Polizia di Stato per vasta operazione contro clan Senese. A Roma non c'e' spazio per camorra e mafie. Noi #ATestaAlta sempre al fianco dei cittadini onesti". Così su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi che così si è complimentata con gli inquirenti, aggiungendo poi l'hashtag #FuoriLaMafiaDaRoma".

In manette anche il fratello di Monica Cirinnà del PD

Tra i 28 arrestati figura anche Claudio Cirinnà, 54 anni, fratello della parlamentare ed esponente del Partito Democratico Monica Cirrà. Gli inquirenti hanno chiarito come la politica romana è assolutamente estranea ai fatti contestati al familiare. L'uomo già nel 2015 era stato coinvolto in un'inchiesta sul traffico illecito di carburante.