Non bastano gli impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati presenti a Roma. Servono nuove strutture sul territorio della Capitale. A dirlo sono i consiglieri di amministrazione di Ama: "L'azienda si deve dotare di impianti propri. Non possiamo sempre stare ad aspettare la bontà degli altri. Anche se arriveremo al 70% di raccolta differenziata resterà sempre il 30% da gestire come indifferenziato, oltre allo scarto tra l'8 e il 12% derivante dagli impianti di recupero. Pertanto, anche se non sono per le discariche e gli inceneritori, servono gli impianti per gestire il residuo secco/indifferenziato", spiega Massimo Ranieri, consigliere del cda di Ama, delegato alla futura pianificazione impiantistica. Non parla apertamente di termovalorizzatori o discariche, ma l'impressione è che Ama non abbia molte alternative: "Dove realizzarli non lo so, ma il piano industriale che stiamo mettendo in piedi prevedrà, sulla base di un obiettivo di raccolta differenziata, il sistema impiantistico che deve essere realizzato in funzione dei numeri, non delle chiacchiere, e che proporremo alla Regione, la quale deve individuare i siti in base a criteri localizzativi preferenziali, penalizzanti o escludenti. Sulla base di questa pianificazione, diremo ‘a Roma servono questi impianti da qui al 2025′. Sara' un piano industriale molto realistico".

Emergenza rifiuti risolta entro il 20 luglio

Dal 1 luglio ad oggi sono state raccolte una media di 3.200 tonnellate al giorno. A Roma ogni giorno si producono circa 2.900 tonnellate al giorno, quindi, spiegano ancora i dirigenti di Ama, si sta rimuovendo la spazzatura accumulata. Nella settimana dal 15 al 21 luglio verranno recuperate altre 1000 tonnellate accumulate e questo consentirà di completare la raccolta straordinaria e di risolvere l'emergenza. Dal 20 luglio si rientrerà in una situazione, queste le stime di Ama, di raccolta ordinaria.