Al numero 2b di Via Peralba, nel quartiere Montesacro a Roma, c’è la sede della onlus la Casa del Pino, nata per mettere in pratica la legge Dopo di noi, approvata nel 2016 per dare assistenza a persone con gravi disabilità che non hanno sostegno familiare, sostenendone l'autonomia. “Prima di venire qua, vivevo a Trinità dei Monti – racconta Carlo, il proprietario di casa – mi sono trasferito qui perché doveva partire questa esperienza”. Capelli scuri, occhi grandi dietro agli occhiali neri e lo sguardo sveglio, Carlo ha 33 anni ed è costretto su una sedia a rotelle. Nonostante ciò vive una vita quanto più possibile normale: lavora, segue un corso di teatro e per un periodo ha suonato la batteria. “Speravamo che le cose si muovessero più di quello che è la realtà”, ci racconta, perché il dopo di noi da quando è cambiato l’assessore alle Politiche Sociali del comune di Roma è stato sospeso in attesa del nuovo disciplinare, cioè di nuove linee guida per il progetto, ma in realtà è ancora tutto bloccato. “Non è giusto che vadano dispersi i fondi che la città di Roma ha messo a disposizione. Da novembre, sono stati quattro mesi persi, quindi bisognerebbe capire dove siano finiti questi fondi”, spiega Sara Alonzi, consigliera Pd del III municipio.

La Casa del Pino è stata aperta per dare la possibilità a Carlo e ad altri tre ragazzi di vivere in maniera indipendente. Maria Chiara, Federico e Giulia sono gli altri inquilini. Si conoscevano già da prima e non hanno dubbi sul fatto che il loro desiderio è quello di sentirsi in grado di fare le cose da soli. Hanno provato a vivere insieme per quattro settimane ed è andata bene, mentre adesso, possono condividere la casa per molto meno, perché si sono disabituati. “È un modo per farci tornare indietro, se i ragazzi si sono disabituati la colpa è loro, non dei ragazzi”. Maria Chiara fa assistenza alla segreteria di un ostello. Si occupa dell’accoglienza e della sistemazione nelle stanze dei clienti. In quelle quattro settimane da adulta, usciva, andava a lavorare e poi, anziché tornare dalla mamma e dal fratello, andava a via Peralba. “

Una lavatrice la so fare, il gas so accenderlo, vado a fare la spesa da sola e mi piace cucinare. Il mio piatto forte è il pollo al curry”, racconta. Maria Chiara ha il sorriso di chi spera che qualcosa si muova. Esattamente come i suoi amici. “Io ci speravo e ci spero ancora”, dice Carlo. Ieri mattina, insieme alle loro famiglie, sono andati all’assessorato per chiedere ancora una volta se ci fossero delle novità sul dopo di noi. Ma è ancora tutto fermo. “Se non basta quello che stiamo facendo, io ho già detto loro che andremo lì a presidiare. Qualcuno si prenderà un giorno al lavoro, si faranno dei turni, così ci facciamo vedere e sentire tutti i giorni”, la mamma di Carlo è arrabbiata come tutti i genitori presenti. Avevano investito su una speranza di vita per il futuro dei loro figli e invece si ritrovano in attesa di una risposta che non arriva.

Articolo a cura di Carmen Baffi