Matteo Salvini
in foto: Matteo Salvini

Un consiglio dei ministri durato oltre quattro ore e terminato solo a tarda notte per decidere, soprattutto, in merito al cosiddetto ‘Salva Roma'. Non sono mancati i momenti di tensione tra 5 Stelle e Lega, ma anche tra il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il presidente Giuseppe Conte, con quest'ultimo che ha sottolineato il suo disappunto quando il titolare del Viminale, durante una pausa, ha annunciato: "Il Salva Roma non sarà nel ‘dl Crescita'". Secondo alcune ricostruzioni, il presidente Conte avrebbe rimproverato Salvini con queste parole: "Non siamo i tuoi passacarte". Al termine di una riunione difficile, alla quale Luigi Di Maio si è presentato intorno alle 21 dopo aver registrato un'intervista con Giovanni Floris, è stato trovato un compromesso che può far cantare vittoria sia alla Lega che ai 5 Stelle: il ‘Salva Roma' sarà nel ‘decreto Crescita', ma solo per metà. Sono stati infatti stralciati i commi 2,3,4,5,6 del ‘Salva Raggi', mentre sono stati mantenuti solo i commi 1 e 7. La palla ora passa alle camere. Se da una parte Salvini può esultare, "la Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco", dall'altra anche i 5 Stelle possono cantare vittoria: "È un punto di partenza, siamo sicuri che il parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani".

Cosa è rimasto del ‘Salva Roma'

In pratica i commi stralciati dal ‘Salva Roma' sono quelli che disciplinano l'assunzione da parte dello Stato degli oneri derivanti dal pagamento di interessi e quota capitale delle obbligazioni del Comune "attualmente inclusi nella massa passiva della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso della capitale". Si tratta di 74,8 milioni annui dal 2020 al 2048, totale circa 2 miliardi di euro (sui 12,8 complessivi del gigantesco debito della Capitale). Il presidente Conte ha spiegato: "È stato definito un percorso normativo a sostegno dei Comuni, a partire da Roma, in difficoltà finanziaria, sul quale il Parlamento potrà intervenire ancora in sede di conversione". Ogni anno lo Stato contribuisce con 300 milioni di euro per risanare il debito di Roma (quindi al ritmo attuale lo Stato verserebbe 8,4 miliardi fino al 2048). Altri 200 milioni sono versati dal Comune di Roma e derivano dall'addizionale Irpef e da un euro pagato per ogni viaggiatore in partenza dagli aeroporti romani. Con il Salva Roma originale (con tutti i commi) parte del debito sarebbe passato al Tesoro, con l'obiettivo poi di ridiscutere i tassi dei mutui e consentire, hanno stimato i tecnici, un risparmio di 2,5 miliardi di euro.