Salvatore Casamonica e Fabrizio ‘Diabolik' Piscitelli. Insieme a loro, un'avvocata del Foro di Roma. Sembrerebbe un normale pranzo quello del 13 dicembre 2017, se non fosse che i due uomini seduti con la professionista sono due dei boss criminali più in vista di Roma. E non stanno discutendo del menù del ristorante, ma della pax mafiosa di Ostia: sono loro i garanti tra il clan degli degli Spada e quello di Marco Esposito, detto ‘Barboncino', quelli che devono far sì che la guerra per il controllo del territorio finisca il prima possibile. Una guerra che a Roma non conviene a nessuno: per questo Casamonica e Diabolik si sono incontrati. Il primo come garante per gli Spada, il secondo per Esposito. La Guardia di Finanza li ha intercettatati proprio in presa diretta, mentre Piscitelli diceva ‘Io e te ci stiamo mettendo in mezzo per fare da garanti eh'. Una frase che ha lasciato pochi dubbi agli inquirenti sulla natura di quell'incontro.

L'operazione ‘Tom Hagen'

Ed è da qui che nasce l'operazione ‘Tom Hagen' della Guardia di Finanza, che ha portato questa mattina a una nuova ondata di arresti su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della capitale: a finire in manette sono stati Salvatore Casamonica, garante della pax ed esponente apicale dell'omonimo clan, e l'avvocata ritenuta elemento fondamentrale per l'incontro. Casamonica si trovava già detenuto in regime di 41-bis, mentre alla donna sono stati dati gli arresti domiciliari. Entrambi sono indagati per concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso. Nel mondo criminale romano, l'incontro tra i tre aveva avuto molta eco: nella capitale se ne era parlato per mesi. Tanto che qualcosa era uscito già in alcune intercettazioni legate ad altre indagini come quella che ha portato all'operazione ‘Maverick'. E proprio queste intercettazioni avevano messo in agitazione la professionista, che diceva a un conoscente: "mo riarresteranno pure il mio povero Diabolik" e "secondo te mi arrestano? Sicuramente mi indagano".

Gli agguati contro il clan Spada per il controllo di Ostia

Ma cos'era successo a Ostia, perché serviva qualcuno che garantisse la pax criminale? Dopo l'ondata di arresti dell'operazione ‘Eclissi' che aveva portato in carcere i vertici e i membri più in vista del clan Spada, a Ostia si è avuto un vuoto di potere. Ed è qui che il gruppo criminale di Barboncino ha provato a inserirsi, iniziando a seminare il terrore contro gli esponenti del clan ancora non finiti in carcere. Il 23 novembre 2017 venivano così gambizzati in strada Alessandro Bruno e Alessio Ferreri (quest'ultimo fratello di Fabrizio, cognato del capo clan Ottavio Spada). Due giorni dopo, il 25 novembre, alcuni proiettili venivano esplosi contro la vetrina del bar ‘Music' di proprietà di Roberto Spada a piazza Gasparri. Sempre lo stesso giorno, in via Forni, altri colpi di arma da fuoco venivano sparati contro la porta di casa di Silvano Spada, nipote del boss ‘Romoletto'. Un'escalation di violenza che a Roma, non conveniva a nessuno. E alla quale bisognava porre fine.

L'accordo e la pax mafiosa

Come evidenzia il giudice per le indagini preliminari, ‘una guerra non sarebbe convenuta a nessuna delle due organizzazioni, tanto che Piscitelli Fabrizio e Casamonica Salvatore dichiaravano apertamente che stavano fungendo da garanti di un accordo tra i due gruppi contrapposti'. E così, dato il turbamento di Ottavio Spada in carcere, l'incontro per mettere fine alla guerra è avvenuto alla presenza di un avvocato, che avrebbe siglato l'accordo tra i due gruppi criminali. E, in effetti, di lì a poco non ci furono più fatti di sangue per le strade di Ostia.