Una nuova protesta oggi è in corso nel carcere romano di Rebibbia. I detenuti si stanno rifiutando di rientrare in cella per chiedere all'amministrazione penitenziaria maggiore trasparenza sulle notizie di casi di contagio da nuovo coronavirus all'interno dell'istituto, e soprattutto interventi urgenti per alleggerire la situazione di sovraffollamento e misure per garantire la salute all'interno del carcere. Da alcuni giorni circola la notizia fuori e dentro le mura di casi di positività. Secondo quanto riferito a Fanpage.it dal Garante dei Detenuti del Lazio Stefano Anastasia: "Al momento si contano quattro persone risultate positive tra il personale sanitario che lavora all'interno del carcere di Rebibbia, due medici e due infermieri che lavorano nella sezione femminile. Non ci sono invece contagiati tra le detenute, alcune delle quali si trovano in quarantena precauzionale e sette delle quali sono state sottoposte a tampone risultando tutte negative". 

La tensione all'interno di Rebibbia continua ad essere molto alta. È circolata anche l'informazione tra i detenuti di due decessi per coronavirus, circostanza smentita dal Garante che sottolinea come "non risultano neanche casi positivi al Covid-19 tra la popolazione penitenziaria del Lazio", ma che testimonia il clima che si respira tra celle e bracci. Il carcere è l'unico ambito della vita sociale in cui si continuano ad utilizzare strumenti ordinari per gestire l'emergenza, anche dopo le violente rivolte scoppiate tra l'8 e i 9 marzo in quasi tutte le carceri italiane. È evidente che i risultati dei provvedimenti presi all'interno del Cura Italia per alleggerire il peso del sovraffollamento al momento sono del tutto insufficienti, come confermato dai numeri presentati in parlamento dallo stesso ministro Bonafede. In Italia i posti per i detenuti sono circa 50.931, nella realtà molti di meno, e il numero di detenuti a febbraio 2020 era di 61.230. All'i

Per garantire il diritto alla salute per chi si trova ristretto bisognerebbe fare molto di più, come sottolineato non solo dai garanti dei detenuti ma anche dalla magistratura di sorveglianza, che tramite il Conams già da due settimane ha invitato il governo a lavorare nella "prospettiva di un piano ragionato, ordinato e non indiscriminato di scarcerazioni che almeno riporti il sistema penitenziario entro la sua capacità regolamentare, con strumenti ordinari e straordinari sia nel campo delle misure cautelari sia in quello delle misure alternative alla detenzione".