Non sarà effettuata l'autopsia sul corpo di Stanije Yovanovic, il 33enne di origine montenegrina morto all'ospedale Spallanzani dopo aver contratto il COVID-19. A confermarlo all'agenzia dire, il direttore dell'Istituto di malattie infettive Francesco Vaia: "Avevo disposto l'esame autoptico, ma la moglie non ha voluto. Ha effettuato soltanto il riconoscimento della salma". L'autopsia era stata disposta per stabilire se l'uomo avesse o meno patologie pregresse, e quindi se a stroncarlo fosse stato il COVID-19 o qualche altra malattia. L'uomo, la vittima più giovane del Lazio, era stato ricoverato allo Spallanzani lo scorso venerdì già con i sintomi della polmonite. Negli ultimi giorni le sue condizioni si sono aggravate: è morto ieri, mercoledì 25 marzo. Per lui non c'è stato nulla da fare, i medici non sono riusciti a salvargli la vita nonostante gli innumerevoli tentativi.

Stanije Yovanovic viveva con la moglie e i tre figli in una casa popolare al Quarticciolo. La sua famiglia di origine abita invece nel campo rom di via Salviati: la Asl sta risalendo a tutti i contatti avuti dall'uomo e dai suoi cari nell'ultimo periodo, in modo da prendere le misure di contenimento necessarie a evitare un'ulteriore aggravio della situazione. C'è però molta paura ora nel campo rom di via Salviati, dove le condizioni di sovraffollamento restano critiche anche in questo periodo di allerta.

Secondo le informazioni note finora, Stanije Yovanovic non avrebbe avuto patologie pregresse. Proprio come Emanuele Renzi, il 35enne originario di Cave sentitosi male al ritorno da un viaggio in Spagna insieme agli amici.