Covid 19

L’agente di Pomezia con la polmonite: “Stava male già a inizio febbraio”

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Foto di repertorio
La moglie del poliziotto di Pomezia, ricoverato con polmonite allo Spallanzani: “Ci hanno detto che ci informeranno i medici di eventuali novità, ma non vediamo l’ora che telefoni lui. Mio marito si era ammalato già il 2 febbraio ed era mancato parecchio tempo dal lavoro. A fine gennaio aveva raccolto anche le denunce di cittadini cinesi e per questo si era preoccupato”.

All'ospedale Spallanzani di Roma sono ricoverate 18 persone positive al coronavirus (dati aggiornati al 4 marzo). Tre di loro sono in terapia intensiva per una polmonite bilaterale e necessitano di assistenza respiratoria. Tra questi c'è anche il poliziotto del commissariato dell'Eur Spinaceto di Roma e residente, insieme alla famiglia, a Pomezia, a sud della Capitale. Al Messaggero la moglie, positiva anche lei insieme ai due figli e in isolamento domiciliare, ha raccontato: "Ci hanno detto che ci informeranno i medici di eventuali novità, ma non vediamo l'ora che telefoni lui. Mio marito si era ammalato già il 2 febbraio ed era mancato parecchio tempo dal lavoro. A fine gennaio aveva raccolto anche le denunce di cittadini cinesi e per questo si era preoccupato". Per i medici era un'influenza su cui, riporta il Messaggero, "ha inciso il nuovo virus".

Il racconto della moglie del poliziotto

Il 26 febbraio il poliziotto si è recato al pronto soccorso del policlinico di Tor Vergata: "Là nessuno gli ha creduto e dove lo hanno fatto stare seduto su una sedia, al freddo, per tutta la notte negandogli il test per il coronavirus, era in mezzo agli altri malati, abbandonato a se stesso e non avrebbero dovuto dimetterlo in quelle condizioni, tant'è che nel giro di poco la situazione è precipitata. Chiederò giustizia". Secondo gli esperti il "link epidemiologico" con le regioni ‘rosse' del nord sarebbe dovuto a un viaggio fatto dalla figlia tra il 14 e il 16 febbraio per assistere a un concerto a Milano. Il 28 febbraio il poliziotto è stato portato al pronto soccorso del policlinico Gemelli e poi, dopo la positività del tampone, è stato trasportato allo Spallanzani. Il medico di base, il 25 sera, lo aveva rimandato a casa dicendogli (giustamente, come prevede la regola) di chiamare il 1500. Ha telefonato al 1500, poi al 112 e (probabilmente visto che non c'era alcun link epidemiologico secondo il paziente) gli è stato detto di recarsi al pronto soccorso.

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