A causa della paura per il coronavirus, sono diminuite le donazioni di sangue nella capitale. E se prima le sacche raccolte giornalmente dagli ospedali oscillavano tra le 600 e le 800, adesso vanno dalle 300 alle 500 unità. Un numero estremamente basso, che ha portato la Regione Lazio e associazioni esterne come Avis a lanciare l'allarme: se la situazione non dovesse cambiare velocemente, le scorte sarebbero sufficienti solamente per dieci giorni. "In questi giorni di emergenza sanitaria stiamo registrando un calo delle donazioni di sangue – fanno sapere dalla Regione Lazio – Negli ospedali sono presenti strutture specificatamente destinate alla sola accoglienza dei donatori e al loro percorso di donazione, con personale dedicato e formato. Donare il sangue è sicuro e può salvare una vita". "Purtroppo le malattie non vanno in quarantena e le donazioni non possono fermarsi", scrivono invece i volontari del Bambin Gesù.

Pochissime le persone che si stanno recando negli ospedali per donare in questi giorni. E le donazioni Avis stanno venendo annullate per mancanza di donatori. Dalle Asl e dal Centro Regionale continuano gli appelli alla solidarietà: donare il sangue è sicuro ed è necessario. Perché se già in periodi normali le scorte sono appena autosufficienti, adesso si rischia di andare in difetto. Con conseguenze gravi per le persone malate e per chi necessita di trasfusioni per vivere.

Come più volte ribadito dall'Istituto italiano per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e dalla Regione, nel Lazio non ci sono casi autoctoni di coronavirus. E le tre persone che lo avevano contratto, sono guarite. "Tre guariti su tre è un successo che come italiani dobbiamo rivendicare, anche come sistema sanitario", ha dichiarato Francesco Vaai, direttore sanitario dello Spallanzani. La coppia di turisti cinesi di Wuhan, primi casi di coronavirus in Italia, sarà dimessa a breve.