Pestaggi, minacce, abusi, trattamenti inumani e degradanti. Detenuti ustionati con l'accendino, buttati giù dalle scale, picchiati in testa con le chiavi di metallo. Non è un bel quadro quello che viene dipinto dal rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa a proposito del carcere Mammagialla di Viterbo, una struttura da tempo nota per gli abusi e le vessazioni che avvengono al suo interno. Negli spazi bui, nelle celle d'isolamento, negli angoli ciechi senza telecamere. Secondo quanto raccontato da decine di reclusi le spedizioni punitive non sarebbero organizzate da qualche gruppo criminale interno al carcere, ma da ‘squadrette' composte da personale penitenziario. Una delegazione del Cpt ha fatto visita al carcere e la descrizione che ne fa è agghiacciante. Il rapporto riporta diversi casi dove le lesioni osservate e le prove mediche registrate sono compatibili con le denunce di maltrattamenti da parte dei detenuti.

Il Comitato per la prevenzione della tortura ha visitato diverse carceri italiane. In tutte le strutture il personale penitenziario ha accompagnato la delegazione nella visita e si è mostrato collaborativo. I membri del Cpt hanno potuto intervistare privatamente i detenuti e parlare delle loro condizioni. Questo non è accaduto invece a Viterbo. Il personale del Mammagialla ha negato ai membri della delegazione il diritto di intervistare i detenuti in privato. I colloqui sono stati interrotti diverse volte dal personale di custodia, che ha annotato i nomi di chi ha parlato e registrato le varie dichiarazioni. Senza contare che i documenti richiesti dalla delegazione del Cpt e necessari per la visita non sono stati forniti in tempo.

Al Mammagialla di Viterbo sono rinchiusi 615 detenuti di sesso maschile, di cui 117 in custodia cautelare. La capienza è di 432 posti. Ed è proprio in questa struttura che si registrano i maggiori episodi di violenza nei confronti delle persone recluse. Questi sarebbero commessi soprattutto nei confronti dei detenuti che manifestano comportamenti più burrascosi rispetto agli altri (ad esempio verso coloro che commettono atti di lesionismo), oppure a seguito di un alterco verbale con il personale di custodia. Diversi detenuti hanno raccontato che non è raro che le guardie li provochino verbalmente, spesso usando insulti razzisti.

Ma cosa succede quando i detenuti, a seguito delle percosse, vengono portati dal medico per essere visitati? Molti di loro hanno denunciato di essere stati minacciati dal personale di custodia, che avrebbe intimato di tenere la bocca chiusa sui pestaggi. Un detenuto soggetto al regime del 41 bis ha raccontato alla delegazione del Cpt che il 16 gennaio 2019 un'ispettrice femminile era entrata nella sua cella e gli aveva bruciato le dita dei piedi con un accendino per vedere se stava davvero male o se stava fingendo. Qualche giorno dopo, il 26 gennaio, un gruppo di agenti in assetto antisommossa avrebbe fatto irruzione nella sua cella di notte e lo avrebbe picchiato con un manganello sulle gambe. Sul certificato medico allegato alla cartella clinica si legge che l'uomo riportava ‘cicatrici e riepitelizzazione dopo lesioni correlate all'ustione, larghe 2 cm; lividi su entrambi i piedi e le gambe; no lividi sulla parte superiore del corpo. Gli infortuni alle dita dei piedi potrebbero anche essere collegati all'azione di autolesionismo, soprattutto tenendo conto della vita precedente del detenuto".

"Bonafede deve occuparsi di questo caso – ha dichiarato a Fanpage.it Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa Radicali – Ho chiesto più volte al ministro della Giustizia un incontro per parlare della drammatica situazione al carcere di Viterbo, ma non ho mai ricevuto risposta. Mi auguro che dopo la pronuncia del Cpt senta l'esigenza di occuparsi di questa situazione il prima possibile". Capriccioli è stato diverse volte in visita all'interno del carcere di Viterbo, raccogliendo le testimonianze dei detenuti. "Bisogna illuminare una storia che è piena di ombre. Io, come altri, sono stato più volte accusato di voler gettare discredito sul lavoro della polizia penitenziaria. Fare luce, invece, è a favore degli stessi agenti, di coloro che lavorano in modo corretto e in mezzo a mille difficoltà. Sentire racconti confermati da un organismo autorevole ai danni di persone in mano allo Stato, lo trovo agghiacciante".

Qualche mese fa Fanpage ha potuto leggere alcune lettere scritte dai detenuti del Mammagialla e inviate all'associazione Antigone. Le parole impresse sulla carta mettono i brividi. "Mi hanno fatto fare le celle lisce (forma di contenimento più volte stigmatizzata da varie organizzazioni internazionali, che consiste nel rinchiudere il detenuto in una stanza senza appigli, finestre, brande e sanitari, tanto che sono costretti a fare i bisogni sul pavimento, N.d.R.) per giorni, in mutande d'inverno – scrive un detenuto – Ho mangiato delle lamette. Mi portavano in ospedale di notte, non firmavano l'entrata e l'uscita. Ho subito aggressioni con pugni e calci che mi hanno lasciato cicatrici in faccia, sul corpo e anche agli organi interni. Ho la testa piena di cicatrici dalle botte subite, ho paura di avere un coagulo in testa".