Da Nord a Sud sono diversi i focolai di coronavirus che si stanno sviluppando nelle città. E soprattutto in questa nuova fase, in cui il lockdown è terminato, bisogna prestare più attenzione alle misure di distanziamento sociale. A Roma sono diversi i focolai che si sono sviluppati nelle ultime settimane: l'IRCCS San Raffaele Pisana, il palazzo occupato alla Garbatella, l'istituto religioso Teresianum. Ma come viene individuato un focolaio e come è possibile tenerlo sotto controllo e chiuderlo prima che il contagio si diffonda? Fanpage.it ha intervistato in merito Enrico Di Rosa, direttore del servizio igiene e sanità pubblica dell'Asl Roma 1.

"L'inchiesta epidemiologica tradizionalmente va in due direzioni – spiega Di Rosa – Si cerca di capire chi può essere la fonte del caso e le persone che possono essere state contagiate da esso". Non sempre il primo caso che si individua è quello ‘zero'. Anzi. "Quello che individuiamo – continua il direttore – potrebbe non essere il primo della serie, anzi in genere non lo è mai. Però si può vedere se esistono altri casi collegati al primo. Fondamentale è testare immediatamente tutte le persone che abbiano frequentato il caso nel periodo critico. Queste dovranno essere individuate, testate e isolate. Insieme a esse andranno messe in isolamento tutte le persone collegate".

Fondamentale per individuare e chiudere un focolaio è agire con tempestività. "L'isolamento è l'unica strategia che ci consente di bloccare questi focolai epidemici che poi possono dilagare e rendere le cose problematiche dal punto di vita della sanità pubblica. Bisogna essere tempestivi per evitare di bloccare tutto ancora una volta". Per prevenire queste situazioni serve che tutti collaborino e si attengano non sono alle misure di distanziamento sociale, ma anche alle disposizioni classiche come lavarsi le mani e indossare la mascherina. "Un conto è essere stati a contatto con un caso ma a distanza di un metro e mezzo, un conto è se non si è fatta attenzione. In quel caso le persone da mettere in quarantena saranno ovviamente di più.

Prima cosa da fare: cercare il paziente zero. In alcuni casi è semplice perché si tratta di un familiare, in altri la persona sa dove si è ammalata. Altre volte la situazione è più complicata ed è difficile capire quale sia la malattia. Anche se, specifica il direttore dell'Asl Roma 1, "sono casi che accadono sempre meno di frequente". "Un cluster si considera chiuso quando non ci sono più persone in osservazione – conclude Di Rosa – E quando tutti hanno superato i quattordici giorni senza sviluppare la malattia. Nel caso la Covid 19 si manifesti, allora riparte tutta l'osservazione".