Il clan Fasciani è un clan mafioso. Lo ha deciso oggi la Corte di Cassazione, confermando le condanne inflitte il 4 febbraio dalla Corte D'Appello che da adesso diventano definitive. Destinatari delle sentenze, dieci esponenti dell'associazione mafiosa: tra questi il boss Carmine Fasciani, condannato a 27 anni di reclusione, la moglie Silvia Franca Bartoli, 12 anni e 5 mesi, e le figlie Sabrina e Azzurra, condannate rispettivamente a 11 anni e 4 mesi e 6 anni e dieci mesi. La Cassazione ha confermato "la sussistenza nel territorio di Ostia di un'associazione di stampo mafioso nonché di altra associazione a delinquere finalizzata al traffico anche internazionale di sostanze stupefacenti".

Le condanne ai Fasciani, 140 anni di carcere per il clan mafioso

Superano i 140 anni di carcere le condanne definitive per gli appartenenti del clan Fasciani. Oltre al boss Carmine, alla moglie Franca Bartoli e alle figlie Sabrina e Azzurra, sono stati condannati Alessandro Fasciani a 10 anni e 5 mesi, Terenzio Fasciani a  8 anni e mezzo, Riccardo Sibio a 25 anni e mezzo, Luciano Bitti a 13 anni e tre mesi, John Gilberto Colabella a 13 anni. Per nove dei dodici imputati sono state confermate le sentenze stabilite dalla Corte di Appello, mentre per gli imputati Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo è stato deciso un nuovo rinvio in Corte di Appello per la revisione del trattamento sanzionatorio. Il Procuratore generale aveva richiesto che a Sabrina e Azzurra Fasciani fosse riconosciuto un ruolo apicale in seno all'organizzazione: richiesta questa, che però è stata respinta dalla Cassazione. La Corte si era già espressa sul clan nel 2017, quando aveva annullato con rinvio le condanne disponendo un nuovo processo d'Appello per valutare l'accusa di associazione mafiosa, caduta nel secondo grado di giudizio.

La sindaca Raggi: "Per la prima volta si riconosce che a Roma c'è mafia"

Soddisfatta per la sentenza la sindaca Virginia Raggi, che al termine dell'udienza ha dichiarato: "È una sentenza storica perché accerta che a Roma e a Ostia c'è stata la mafia. Finora nessuno si era mai pronunciato in tal senso: guardare negli occhi la malattia e riconoscerla è il primo passo per la cura. Da questo momento in poi Ostia può voltare pagina e rialzare la testa".