Esportavano via mare rifiuti metallici pericolosi dall'Italia verso Cina, Indonesia, Pakistan e Corea. Gli uomini della Guardia Costiera di Civitavecchia, nel corso dell'operazione "End of Waste", hanno arrestato sette persone con l'accusa di reato per traffico illecito di rifiuti, con un giro d'affari di 46 milioni all'anno. I controlli sono in corso dall'alba di ieri, mercoledì 11 ottobre e hanno messo in atto sequestri di aziende in varie regioni, tra cui il Lazio, in particolare nella provincia di Viterbo.

Traffico di rifiuti: una falsa bonifica.

L'azione messa in atto dalla Capitaneria di Porto prende il nome dal rifiuto che cessa di essere tale al termine di un idoneo ciclo di trattamento e bonifica: torna materia prima da utilizzare in un nuovo ciclo produttivo. Gli arrestati, attraverso un articolato sistema di falsi certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati, soprattutto da policlorobifenili di tossicità equiparata alla diossina, e dopo aver finto di averli bonificati, li rivendevano come materiale recuperato fuori dall'Italia.

Come venivano esportati i rifiuti.

Arresti e sequestri sono stati fatti da parte del Nucleo speciale di intervento della Guardia Costiera nell'ambito di un'inchiesta durata due anni e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Le forze dell'ordine hanno scoperto che i rifiuti venivano nascosti in container e partivano da cinque porti italiani: Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna. Il materiale metallico, invece di essere trattato secondo le normative ambientali, veniva macinato e una volta giunto a destinazione, fortemente inquinato, veniva riciclato e rivenduto sui mercati internazionali.