Chi era lo chef di Acquolina Alessandro Narducci, morto in un incidente stradale: il pesce la sua specialità

"Si è gourdmand come si è artista o poeta". Una citazione dello scrittore francese Guy de Maupassant presenta il menù creato ed eseguito da Alessandro Narducci per il ristorante romano Acquolina. Il giovane chef, morto in un incidente a 29 anni, avvertiva i clienti: "Ogni portata è una storia che vogliamo raccontarti". Piatti a base di polpo, tracina, ricciola, gamberi, mazzancolle e ricci. Il pesce era la sua specialità. Nella carta e nei menù degustazione c'è il racconto del mare: dal carpaccio di gambero rosso e ‘nduja alla ricciola con le puntarelle, dal polpo mele, rucola e finta maionese alla pasta con il burro di bufala, gin, limone e caviale. La tradizione mediterranea, si legge sul sito del ristorante, viene rielaborata dalla creatività che muove la mano del nostro Executive Chef Alessandro Narducci. Un percorso gastronomico armonioso ed equilibrato all’insegna dell’innovazione.
Nei menù degustazione, i ‘percorsi', ce n'è uno che porta il suo nome, Alessandro Narducci. I percorsi, si legge nell'introduzione, "sono atti differenti e pensati per raccontare ognuno un pezzo di storia. Ogni percorso di degustazione ha la sua struttura. Il pensiero dietro questa idea è il gusto del nostro Chef". Questo il ‘percorso Alessandro Narducci': ‘made in Italy' (pane e pomodoro), ‘Cocktail di gamberi al contrario', Ricciola, puntarelle come a Roma e camomilla, Pesce San Pietro in crosta di patate, Raviolo (soutè di cozze e vongole), Mazzancolla ‘from Calabria with love', Spaghettoni ai ricci e pomodoro demi confit.

"Iniziai all'Hilton, ero diventato il loro incubo"
"I punti cardine della mia cucina, sono: mediterraneità, eleganza, pulizia e leggerezza, e devo dire che il nostro bel paese ci rende tutto più facile, grazie ai grandi prodotti e alla storia che ci contraddistingue", spiegava lo chef Narducci in un'intervista. E ancora: "Dopo il Liceo ho avuto la necessità di lavorare, desiderando qualcosa di concreto, con cui costruire, e la cucina mi incuriosiva, mi faceva toccare qualcosa di vero: materie prime, odori, sapori… Ho iniziato con un Corso di Sommelier – dell’AIS al Cavalieri Hilton qui a Roma – per entrare nell’Enogastronomia e sono diventato Sommelier a 19 anni. Ho subito iniziato a tartassare lo staff della Cucina del Cavalieri Hilton, ero diventato il loro incubo, insistevo, insistevo e… dopo mesi sono riuscito a entrarci. Pulivo patate, lavavo pomodori, perché all’inizio non sapevo nemmeno come toccare un coltello, ma avevo curiosità e passione da vendere…”.