Il 27 febbraio del 2003 oltre 250mila romani riempirono piazza San Giovanni per l'ultimo saluto ad Alberto Sordi. Alla cerimonia funebre di quello che è stato uno dei più grandi attori italiani parteciparono le massime cariche dello Stato. C'era l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, l'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, quello che l'aveva preceduto, Francesco Rutelli, l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i presidenti di regione e provincia, i ministri e i presidenti di Camera e Senato.

Sul palco allestito davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano parlarono Gigi Proietti, Carlo Verdone, il regista Ettore Scola e proprio il sindaco Verdone. L'omelia fu curata dal cardinale Camillo Ruini, che disse: "La sua era una fede semplice, una fede che aveva le parole del catechismo. Sordi ha interpretato l'animo e il carattere tipico degli italiani, come ogni grande attore ha espresso alcuni aspetti e dimensioni che sono universalmente umani perchè fanno parte della miseria e della nobilità del cuore dell'uom. Facendoci sorridere di noi stessi, ma facendo venire alla luce molti risvolti oscuri della nostra esistenza, Sordi è diventato per tantissimi un simpatico amico e un compagno di viaggio che ci ha aiutato a portare il fardello della vita".

Il 2020 è l'anno in cui si celebra il centenario della nascita di Alberto Sordi, nato il 15 giugno del 2020.

Funerali di Alberto Sordi, i ricordi dal palco di San Giovanni

"La tua morte è l'unica brutta notizia che ci hai dato in tutta la tua vita". Veltroni si rivolge direttamente a Sordi, gli dà del tu, come se potesse ancora ascoltarlo. E ricorda ad uno ad uno i personaggi e i mestieri che hanno fatto la storia del suo cinema e d'Italia. Dal compagnuccio della parrocchietta al vigile Celletti, dal dottor Tersilli al Marchese del Grillo. Questo per dire al "caro Alberto, che sei stato tutti noi", il discorso del sindaco Veltroni.

Gigi Proietti dedicò un sonetto al grande attore scomparso:

"Io so' sicuro che nun sei arivato ancora da San Pietro in ginocchione/ A mezza strada te sarai fermato/ A guarda' sta fiumana de persone/ Te renni conto si c'hai combinato?/ Questo e' amore, sincero; è commozione; e rimprovero perché te ne sei annato/ Rispetto vero: tutto pe' Albertone…/ Starai dicenno: ‘ma che state a fa'? Ve vedo tutti tristi, ner dolore'./ E c'hai raggione! Tutta la citta' sbrilluccica de lacrime e ricordi/ E tu nun sei sortanto un granne attore… Tu sei tanto de più: sei Alberto Sordi".