"La stessa mattina del 18 maggio mi scrisse Mary Ciontoli, chiedendomi se potevo aiutarla nel far sapere al marito come si chiamavano il medico e le infermiere presenti quella notte al Pit". Sono le parole di una conoscente della famiglia Ciontoli pronunciate ieri sera in esclusiva alla trasmissione Quarto Grado, dove si è nuovamente parlato del caso di Marco Vannini. La donna si riferisce a Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli. Secondo la sua testimonianza, la signora Ciontoli l'avrebbe contattata poche ore dopo la morte del giovane per chiederle chi fossero i dipendenti in servizio. Un'informazione riservata che non può essere divulgata dal personale degli ospedali, soprattutto in relazione a fatti di cronaca così gravi. "Il Pit era blindato. Col passare delle ore tra i colleghi si venivano a sapere sempre più notizie, si diceva che non si sapeva la dinamica e che era morto a casa dei Ciontoli". Poi, il messaggio di Mary. "Quella situazione mi sembrava strana, mi ricordo di aver risposto al messaggio dicendo che mi dispiaceva, ma che non potevo bussare per sapere i nomi. Da allora io non li ho più sentiti e ho anche cancellato il numero di telefono".

L'omicidio di Marco Vannini e la condanna della famiglia Ciontoli

Per l'omicidio di Marco Vannini è stata condannata in secondo grado tutta la famiglia Ciontoli. Il padre Antonio a cinque anni, mentre la moglie e i figli a tre anni. L'ultima parola spetta però alla Cassazione, che si pronuncerà il 7 febbraio 2020. Sono in molti a chiedere che venga rifatto il processo e che la pena ad Antonio Ciontoli venga aumentata: l'uomo è stato condannato in primo grado a quattordici anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, ma il reato è stato derubricato in appello a omicidio colposo. Per il giudice, Ciontoli non voleva uccidere Marco. Da allora la famiglia di Marco Vannini ha fatto di tutto per far conoscere la storia del figlio, chiedendo giustizia e pene più severe.