Alessandra D'Amore, la pm della procura di Civitavecchia che ha condotto le indagini sulla morte di Marco Vannini, avrebbe subito un vero e proprio linciaggio mediatico. A sostenerlo è la giunta distrettuale di Roma e del Lazio dell'Associazione Nazionale Magistrati in una nota. "Nel corso della trasmissione televisiva ‘Le Iene' nella serata del 13 febbraio – osservano i magistrati – è stata data pubblica lettura di atti riservati del procedimento disciplinare che la riguarda, atti dei quali i conduttori del programma sono entrati in possesso con modalità ancora da chiarire".

D'Amore è stata additata come "responsabile dei provvisori esiti, sgraditi, della relativa vicenda giudiziaria, imputati a sue non meglio precisate asserite negligenze".  Per l'Associazione nazionale magistrati "fermo restando che i fatti verranno accertati nelle sedi proprie, a fronte di una iniziativa disciplinare ancora nella fase iniziale, e all'indomani, peraltro, della decisione della Cassazione che ha rinviato per nuova valutazione al giudice di appello, appare assolutamente pretestuoso indicare la collega come responsabile degli esiti dei gradi successivi del giudizio, e inaccettabile attivare una persecuzione mediatica di tale portata nei suoi confronti, tramutando la critica in aggressione. E' contrario alle più elementari regole del vivere civile attivare un circuito di dileggio mediatico e di persecuzione del singolo magistrato per l'attività da lui svolta, tanto più sulla base di una sua narrazione artefatta del suo operato".

L'azione disciplinare nei confronti della pm D'Amore

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha avviato un'azione disciplinare nei confronti della pm D'amore, ma nei giorni scorsi, citando la recente decisione della Corte di Cassazione che di fatto ha avvalorato le tesi dell'accusa, il capo della procura di Civitavecchia, Andrea Vardaro, ha difeso la sua pm. Secondo Vardaro le indagini sono state svolte correttamente e anche la famiglia di Marco Vannini, indirettamente, ha difeso l'operato di D'Amore con una nota a firma Celestino Gnazi, lo storico avvocato di mamma Marina e papà Valerio: "Non commentiamo, per correttezza, l'iniziativa del Ministro. Senza fare alcuna valutazione è, però, oggettivamente doveroso notare che il Pubblico Ministero ha contestato l'accusa di omicidio volontario quando ci credevano solo le parti civili, ha ottenuto il rinvio a giudizio e la successiva condanna, di Antonio Ciontoli, per omicidio volontario; ha proposto appello chiedendo la condanna per omicidio volontario anche per i familiari. Il problema, dunque, non è nelle prove, che sono imponenti e sono agli atti. Il problema, semmai, è la valutazione (secondo le parti civili, riduttiva ed illogica) data a quelle prove dai Giudici di merito".