Era il 20 gennaio 1964 quando, in un ufficio della società Tricotex, traversa di via Veneto, un cadavere giaceva a terra: il corpo crivellato da quattro colpi di pistola e con il volto sfigurato dall'acido, era quello del proprietario della ditta, il 27enne egiziano Farouk Chourbagi. Si tratta di uno dei delitti più seguiti all'epoca dall'opinione pubblica: e così il ‘caso Bewabi' divenne noto in tutta Italia come ‘l'omicidio della dolce vita', proprio perché segnò in maniera indelebile quegli anni dorati. Chourbagi era un ragazzo molto giovane, ricco, amante della moda, dei locali all'ultimo grido e della vita notturna. Aveva molte amanti, ma una in particolare destò l'attenzione degli inquirenti. Gabrielle Bebawi, detta Claire. La segretaria che ha rinvenuto il cadavere di Chourbagi ha dichiarato che qualche giorno prima i due si erano sentiti al telefono, e che il 27enne era rimasto molto turbato. Claire era sposata con un industriale egiziano, Youssef Bebawi: i due vivevano a Losanna, ma lei spesso veniva in Italia per incontrarsi con l'amante. Il giorno della morte di Farouk Chourbagi, erano entrambi a Roma.

Caso Bebawi, l'arresto dell'amante e del marito di lei

Gli inquirenti hanno iniziato subito a indagare in questa direzione: secondo loro non poteva essere un caso che i due si trovassero a Roma proprio il giorno dell'omicidio di Chourbagi. Si ipotizzò che il 27enne venne ucciso sabato 18 gennaio perché la vittima era ancora viva alle 17, quando il portiere la vide uscire dal palazzo. A quell'ora, Claire e Youssef Bebawi erano in albergo: erano appena arrivati a Roma dalla Svizzera, e ripartirono alle 19.30 per Napoli. Gli investigatori ipotizzarono che il delitto venne compiuto in quel lasso di tempo. Si scoprì anche che in Svizzera Claire aveva acquistato un flacone di vetriolo. Lo stesso acido con il quale era stato sfigurato Farouk.

La condanna a 22 anni di carcere e la fuga all'estero

Durante l'interrogatorio il marito affermò che il sabato in cui Farouk era morto aveva accompagnato la moglie dall'amante. I due dovevano parlare e chiudere una volta per tutte la loro relazione. Youssef Bebawi dichiarò anche che la moglie uscì da lì dicendo di aver sparato all'ex amante, e disse di aver intravisto la pistola e il flacone con l'acido vuoto. La moglie, invece, accusò il marito, dicendo che mentre discutendo con Farouk entrò sparando contro di lui e sfigurando il cadavere dopo la morte. I due vennero arrestati ad Atene e processati in Italia, ma assolti per mancanza di prove. Condannati in appello a ventidue anni di carcere lui e vent'anni di carcere lei, non scontarono mai un giorno di carcere. Erano infatti fuggiti all'estero, e fu impossibile chiedere l'estradizione.