Cartelli razzisti. Quanti ce ne sono in giro per Roma? Non pochi. Ma non tutti vengono denunciati o diventano un caso mediatico. Dopo la signora al Nord che non affitta ai meridionali, adesso a Roma abbiamo il signor Marcello che non affitta a ‘immigrati (anche con regolare permesso di soggiorno), gay e animali'. Sembra una frase di un film di serie C, e invece è tutto vero: accade nella capitale, nel quartiere di Cinquina in via Tesauro, ed è tutto scritto su un cartello affisso per strada, visibile a tutti. Il cartello, che è iniziato a diventare virale sul web, sta raccogliendo lo sdegno di moltissime persone, che oltre a trovare quanto scritto profondamente vergognoso, si iniziano a chiedere se il signore si sia scordato di inserire ‘meridionali' nella sua black list. E, dato che sull'annuncio c'è scritto che si affitta mediante regolare contratto, c'è chi ironizza dicendo: "Beh tanto regolare sto contratto nun pò esse'".

L'appartamento farebbe parte del patrimonio residenziale pubblico del Comune di Roma perché edificato all'interno dei Piani di Zona del Comune di Roma. Ossia terreni espropriati da Roma Capitale che hanno poi usufruito di numerosi sgravi fiscali. Insomma, oltre ai motivi ‘etici' e umani per cui questo cartello è deprecabile, si aggiungono anche quelli legali. Non solo perché è vietato in base alla legge fare distinzioni sulla base di sesso, etnia, orientamento sessuale e religione, ma anche perché l'appartamento messo in affitto si trova in una zona che ha usufruito di numerosi benefici.

Il caso della ragazza foggiana rifiutata dall'appartamento perché meridionale

Il cartello riporta alla mente il caso della ragazza di Foggia che si è vista negare un affitto da una signora perché meridionale. Alla richiesta di chiarimenti la risposta è stata molto dura: "Sono una leghista sfegatata, per me i meridionali sono meridionali sia nel 2000 che nel 4000, ragione per la quale ho frenato un po', perché per me le persone del Sud, i neri e i rom sono tutti uguali. Sono una razzista al cento per cento e quello che dice o che pensa lei non mi interessa. Ciò che conta invece è quello che c'è scritto sulla carta d'identità e io da Lombarda, sostenitrice di Salvini, ci tengo. E non è un segreto di Stato, lei non è una svizzera: è meridionale, è diverso. Se lo avessi saputo, mia figlia l'avrei fermata prima".