"Sgombero soft". Così è stato chiamata l'operazione che avrà luogo entro le prossime due settimane a via Carlo Felice, nel quartiere San Giovanni di Roma. Un piano concordato tra Comune, Ater, Regione Lazio e la Sidief (la società che possiede l'immobile) ha stabilito le modalità di uscita e ricollocamento delle 32 famiglie che da quindici anni vivono all'interno della palazzina di proprietà di Banca d'Italia. Come da delibera comunale, lo sgombero sarebbe dovuto avvenire il 29 gennaio ma, a causa di alcuni intoppi burocratici, i tempi sono stati allungati di circa due settimane.

Cosa prevede l'accordo per gli abitanti di via Carlo Felice

Proposta di sostegno sociale e messa in contatto con Sidief e Ater per la stipula di contratti: questi sono i primi passaggi che il I municipio e il dipartimento delle Politiche sociali dovranno fare con le famiglie dopo lo sgombero. Intanto i servizi sociali dovranno decidere chi tra loro potrà andare nei dieci appartamenti messi a disposizione dalla Regione Lazio e Banca d'Italia, ma è molto probabile che la priorità sarà data a chi ha bambini che vanno a scuola nel quartiere dell'Esquilino. Tutti gli altri saranno invece trasferiti in alloggi temporanei in attesa di nuove soluzioni: per adesso le ipotesi maggioritarie sono una palazzina ristrutturata del Campidoglio ed edifici sottratti alla criminalità.

"Istituzioni incapaci di trovare soluzioni a lungo termine"

Ha dovuto lasciare lo stabile di via Carlo Felice anche il Sans Papier, centro sociale da anni attivo nella zona e sede della radio cittadina Radio Sonar, che si trovava nei locali immediatamente sottostanti gli appartamenti abitati dalle famiglie. Il Sans Papier in particolare ha espresso una visione piuttosto critica del trasferimento delle persone che da quindici anni abitavano nella palazzina: "Agli abitanti è stata offerta una soluzione temporanea per 2 anni, a carico dei soggetti istituzionali e del privato, dopo di che chi vivrà vedrà – hanno scritto in un comunicato – La nota positiva dei due anni cuscinetto per gli abitanti del palazzo, di certo non rappresenta una reale presa in carico della situazione da parte delle istituzioni, e anzi ne testimonia la totale incapacità di trovare soluzioni a lungo termine, e svela la chiara tendenza ad agire in un’ottica di emergenzialità, mettendo una toppa oggi, sapendo che un domani si ripresenterà molto probabilmente il medesimo problema".