Carlo Calenda è stato protagonista ieri di un dibattito organizzato dall'agenzia Dire. Al centro del confronto a cui ha partecipato anche Massimiliano Smeriglio, eurodeputato indipendente del Partito Democratico e tessitore del "campo progressista" che dovrebbe affiancare il PD di Nicola Zingaretti. Oggetto del dibattito il futuro di Roma e le prossime elezioni comunali. Non è un segreto che il leader di Azione sia tentato dalla corsa al Campidoglio, e già una squadra sta lavorando a verificare le condizioni della candidatura e soprattutto a comporre delle proposte sui temi più importanti, a cominciare da rifiuti e trasporti.

Carlo Calenda bacchetta il PD: "Così vince Giorgia Meloni"

L'ex ministro irrompe nel dibattito sul "percorso" e sul "metodo" a gamba tesa, dicendo prima di tutto no alle primarie: "Nomi per Roma ce ne sono assolutamente nel campo del centrosinistra. Ma io sono totalmente contrario alle primarie perché ci sarebbero 28 candidati su varie posizioni, perderemo sei mesi di tempo e nessuno arriverà alle primarie con un livello di visibilità forte. E poi arriva Giorgia (Meloni ndr), o magari lei no ma qualcun altro si". Peccato che il Partito Democratico abbia già scelto il metodo delle primarie, non solo per decidere il nome del sindaco ma anche per stabilire i confini della coalizione.

Calenda: "Roma è fuori controllo, all'estero capitale è Milano"

Calenda insiste e se la prende proprio con dem: "Riesce il Pd, visto che è la forza chiave della coalizione, a identificare, non tra 25anni o un nano secondo prima che arrivi la Meloni, qualcuno che può fare questo lavoro? Facciamoglielo fare al Pd, e poi qualunque persona con qualità la appoggiamo tutti. Però quello che non si può fare è il solito meccanismo per cui ci sono 94 persone nel Pd che vogliono fare il sindaco, di cui quelle con esperienza poche, e alla fine escono fuori nomi surreali". Poi fa due nomi che sarebbe pronto a sostenere: Enrico Letta e Walter Tocci, ma entrambi non sarebbero interessati a correre. Calenda, invece è pronto a candidarsi? Evidentemente con la sola condizione di un appoggio preventivo da parte di tutta la coalizione di centrosinistra senza passare dalle primarie. Il diretto interessato i schernisce: "In questo momento sono concentrato su Azione, ma questo non vuol dire che ignoriamo quello che sta accadendo: Roma è una città fuori controllo e per molti versi ormai all'estero Milano è considerata la Capitale d'Italia. Questa cosa va cambiata, quando ero ministro provai a fare il tavolo Roma e i punti sono ancora quelli, a partire dalle attività fondamentali: il decoro urbano, i trasporti, le abitazioni, la sicurezza".

Smeriglio: "Serve irregolarità, altrimenti perdiamo le elezioni"

"Serve un'alleanza il più  grande possibile. Io e Smeriglio ci detestavamo prima delle europee. È bastato un dibattito a Bruxelles tra di noi per scoprire che entrambi siamo strutturalmente immoderati. Sono per una coalizione larghissima di forze, interessi e rappresentanze civiche ma no per una coalizione che riporti al governo chi ha
sfasciato questa città". E Smeriglio risponde spiegando di essere disponibile al dibattito e all'alleanza con Calenda se si mette a disposizione: "Ho idee diverse da Calenda su come si deve approcciare il M5S, su come si approccia l'egemonia dei partiti di destra. Ma questo non à un tema per Roma: qui i Cinque stelle hanno governato male e il mio giudizio è definitivo: dobbiamo abbattere le destre estreme che sono tante a Roma e sono pericolose, e dobbiamo abbattere questa esperienza fallimentare di governo". Smeriglio invita tutto il centrosinistra a prepararsi a una battaglia all'insegna "dell'irregolarità", perché la città è in una situazione di emergenza: "Non si può  fare una partita ordinata, altrimenti perdiamo le elezioni perché oggi quel vento di estrema destra non è romano ma mondiale”. Ma Smeriglio chiarisce: le primarie non sono un optional.