Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth
in foto: Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth

"Ho visto due sbirri, ci hanno mostrato i distintivi". È una delle frasi pronunciate da Lee Elder Finnegan, conversazione intercettata dagli investigatori in carcere durante gli interrogatori che risalirebbero ad agosto scorso, trascorsi pochi giorni dal fermo. Uno dei due ventenni americani accusati di omicidio volontario in concorso ha spiegato in presenza del padre e del suo legale difensore che sia lui che il suo amico erano consapevoli di trovarsi davanti a dei carabinieri la notte dell'accoltellamento in cui ha perso la vita il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Come riporta La Repubblica si tratta di affermazioni contenute nell’informativa finale redatta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma. Un elemento che ha permesso alla Procura di Roma di avanzare la richiesta di volontarietà piena e che ha spinto i magistrati a chiedere nei loro confronti il giudizio immediato per evidenza delle prove. Una consapevolezza quella dei due ventenni di trovarsi di fronte a uomini delle forze dell'ordine che tuttavia non risponde a molti interrogativi rimasti ancora in sospeso sul perché Rega e Varriale fossero lì quella notte e perché non avessero con loro l'arma di servizio.

Le intercettazioni di Elder Lee Finnegan in carcere

"Ho visto due sbirri di cui uno più basso, erano rivolti nella direzione opposta. Sono venuti dietro a noi, alle nostre spalle. E la macchina militare era qui. Mi sono girato e li ho visti ad una distanza di tre piedi (un metro circa). La persona che mi ha attaccato era basso, più massiccio. Mi picchiava, mi trascinava e così ho estratto il mio coltello e l’ho colpito due volte alla gamba. Poi mi ha stretto il collo e io ho cercato di scansarlo".

Secondo quanto dichiarato da Elder e riportato nella traduzione de La Repubblica, tornando indietro nel tempo con la mente al momento della colluttazione, Rega avrebbe picchiato e trascinato il giovane, che ha estratto il coltello da Marine dalla tasca della felpa e lo ha ferito dapprima alla gamba, colpendolo più volte. Successivamente – sempre secondo il racconto del ventenne – Rega gli avrebbe stretto il collo e lui avrebbe cercato di scansarlo.

L'omicidio di Mario Cerciello Rega

Sono ormai noti i drammatici fatti accaduti la notte tra il 25 e il 26 luglio, quando in via Pietro Cossa nel quartiere Prati a Roma Mario Cerciello Rega è stato raggiunto da undici fendenti che gli hanno trafitto organi vitali fino a farlo morire dissanguato poco dopo la corsa disperata all'ospedale Santo Spirito. Il collega Andrea Varriale, impegnato in una colluttazione con Christian Natale Hjorth ha dato l'allarme, chiedendo l'intervento immediato di un'ambulanza, nel frattempo gli ha prestato i primi soccorsi.