Una indagine parallela sulla morte del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. È quella che, stando a quanto riporta il quotidiano "La Stampa", le famiglie dei due ragazzi statunitensi fermati per il delitto hanno intenzione di affidare a un team di investigatori privati. I genitori di Finnegan Lee Elder – sospettato di aver sferrato le 11 coltellate mortali a Rega – e di Christian Gabriel Natale Hjorth – il ragazzo immortalato ammanettato e bendato nella caserma dei carabinieri – hanno intenzione di non affidarsi solo agli avvocati, ma di ricostruire l'intera vicenda in maniera indipendente e parallela dall'autorità giudiziaria italiana. A spingere i parenti dei due ragazzi fermati a prendere questa decisione non sono solo i punti ancora poco chiari sulla vicenda, ma anche una questione più "di metodo": è normale che dopo la morte di un carabiniere le indagini vengano affidate proprio all'Arma, e non a un altro corpo di polizia? Per la procura di Roma, che decideva nel merito, sì, ma i genitori dei due fermati nutrono evidentemente qualche dubbio sull'oggettività di tali indagini.

Ascoltati alcuni carabinieri: Varriale aveva con sé la pistola

Nel frattempo, sul fronte degli indagini, proprio alcuni carabinieri tra cui Andrea Varriale, collega che era in servizio con Cerciello Rega al momento dell'omicidio, sono stati ascoltati ieri in procura per ricostruire ancora una volta cosa è avvenuto la notte tra il 25 e 26 luglio scorsi, quando il vice brigadiere è stato accoltellato a morte in via Pietro Cossa, a Prati. I colloqui sono serviti a ribadire che Varriale, a differenza di Cerciello Rega, era armato al momento della colluttazione con i due ragazzi americani: la sua pistola d'ordinanza è stata poi prelevata sul posto per accertamenti. Ulteriori accertamenti su una vicenda che presenta ancora molti "buchi neri" saranno condotti la prossima settimana, quando si attende anche la data dell'udienza davanti al tribunale del Riesame per Natale Hjorth.