Alessandro Capriccioli, Radicali
in foto: Alessandro Capriccioli, Radicali

Su proposta del capogruppo di +Europa Radicali, Alessandro Capriccioli, e del consigliere del Movimento 5 Stelle Devid Porrello, il consiglio regionale del Lazio ha approvato la scorsa settimana una nuova legge che favorisce la partecipazione popolare e disciplina gli strumenti del referendum abrogativo, propositivo e consultivo. Il provvedimento normativo è stato approvato con i voti del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. I consiglieri del centrodestra, invece, hanno votato contro.

Alessandro Capriccioli, cosa prevede in sintesi la nuova legge?

La legge fa due cose: rende accessibili degli istituti di partecipazione popolare che erano previsti dallo statuto, ma che nei fatti non erano praticabili perché le regole erano scritte in modo non particolarmente ‘user friendly' per i cittadini oppure, come nel caso dei referendum propositivi, non c'era proprio la legge d'attuazione. Quello che mi aspetto è che dopo questa legge alcuni strumenti che, o per questioni di difficoltà oggettive oppure che comunque erano inaccessibili, adesso vengano invece praticati. La seconda operazione è quella di aggiungere due strumenti importanti per incentivare e promuovere queste attività: il portale della partecipazione, cioè il luogo telematico della Regione dove tutti potranno avere un quadro delle iniziative in corso e lo stato di avanzamento dei procedimenti. Questo è molto importante: le leggi di iniziativa popolare hanno dei termini e delle scadenze, quindi è chiaro che rendere pubblico il fatto, per esempio, che una legge da calendarizzare sia in scadenza può essere utile. Poi un'altra cosa fondamentale è l'invio a casa dei cittadini, a mezzo posta, di un opuscolo informativo in prossimità dell'eventuale scadenza referendaria. Questo è previsto in tutti quei Paesi che già utilizzano bene questi strumenti di iniziativa popolare, e penso alla Svizzera. Per esempio questa è una delle ragioni per cui il referendum su Atac a Roma di qualche tempo fa ha avuto meno votanti di quello che avrebbe potuto, semplicemente perché molti cittadini non sapevano che c'era un referendum. E invece mandando una lettera a casa dei cittadini almeno questo problema si risolve. Questo vale per le iniziative a carattere regionale, ma non solo: la Regione Lazio ha già stanziato un fondo per effettuare analoga misura, cioè l'invio di una lettera, in tutti i comuni del Lazio che abbiano un referendum comunale in corso. Raggi, per esempio, non volle prenderli questi soldi  per inviare le lettere a casa dei cittadini per il referendum Atac.

I consiglieri del centrodestra hanno parlato di ‘anarchia'…

Si è creato l'equivoco che noi avessimo aperto, selvaggiamente, una serie di anarchici mezzi di partecipazione popolare. C'è stata un'errata valutazione nel merito da parte loro, secondo me. Ma sul tema la loro perplessità riguarda la partecipazione dei cittadini, che vedono più come un problema che come un'opportunità. La loro argomentazione riguardava il fatto che già si vedono rappresentanti dei cittadini e sostengono: perché mettere in mano ai cittadini tutti questi strumenti? In aula ho sottolineato il fatto che nel nostro Paese si sono aperti i dibattiti più importanti proprio grazie ai referendum e ovviamente mi riferisco all'aborto, al divorzio, ma non solo. In molte di queste circostanze la ‘gente', come la chiamano, si è dimostrata molto più avanti non solo di quello che immaginassimo, ma anche rispetto ai suoi rappresentanti. Hanno dimostrato una maturità che pochi si aspettavano e tra quei pochi c'era Marco Pannella. Per quanto riguarda questa legge la destra ha presentato una serie di emendamenti per cercare di sottrarre quanti più temi all'ambito di applicabilità della legge, come la sanità, ma siamo riusciti ad evitarlo e a difendere il fatto che i cittadini, con strumenti seri, possano pronunciarsi.

Ha lavorato a questa legge con i 5 Stelle. Sono possibili alleanze anche in vista delle elezioni comunali a Roma?

Io credo che le convergenze si possano fare sempre sulle proposte e sui punti di programma. In questo senso io devo dire che questi due anni di consiglio regionale obiettivamente, almeno dal mio punto di vista, su molti temi, ovviamente non su tutti, abbiano registrato una più facile sintesi con il Movimento 5 Stelle. Altri provvedimenti normativi, non solo questo, sono stati sostenuti dal Movimento 5 Stelle e non dalla destra. Quindi per quanto mi riguarda è ovvio che c'è una maggiore possibilità di interlocuzione su temi che ci stanno a cuore, come il tema dei diritti. Ma questa cosa deve essere fatta sui temi e sui punti di governo. Bisogna stilare un programma, un elenco di punti e verificare se sia possibile perseguirli insieme. Io sono fiducioso sul fatto che questo possa avvenire su molte cose, ma deve essere fatto sui punti e sulle prospettive di cambiamento della città.

E la sindaca Raggi?

Una cosa è chiara: tutto questo può essere fatto prendendo le distanze dalla sindaca Raggi a Roma. La sua esperienza secondo me è un'esperienza fallimentare e questo deve essere riconosciuto trasversalmente. Se si parte da questa base di consapevolezza, che è importante, e si lavora sui punti, certo che si può ragionare con il Movimento 5 Stelle. Non si tratta di passi avanti o passi indietro, si tratta di fare una revisione critica di quello che è successo in questi anni e di guardare a come è stata l'amministrazione romana. Non coinvolge soltanto Raggi in quanto Raggi, ma si deve discutere di quello che si è fatto e di quello che non si è fatto per la città. Ritorniamo alla questione dei punti, del lavoro fatto. Altrimenti si finirà come sempre per togliere una figurina e metterne un'altra.