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Caporalato a Viterbo, dove quattro persone sono state arrestate. Venti i lavoratori sfruttati nelle campagne dell'Alto Lazio. I carabinieri hanno reso esecutivi i provvedimenti nell'arco di due giorni, a seguito di indagini coordinate dalla procura con l'ispettorato del lavoro. Tra le vittime stranieri, poveri, in alcuni casi sprovvisti del permesso di soggiorno, che venivano impiegati come pastori, braccianti e tagliaboschi, costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno a bassissimo costo. Lavori massacranti per i quali spesso venivano pagati dopo mesi, a volte non ricevendo neanche uno stipendio e senza giorni di riposo. Come riporta Il Corriere della Sera vivevano in condizioni al limite: vivevano dentro un casale fatiscente, con finestre rotte e senza acqua calda.

Lavoratori sfruttati dai caporali

A Vignanello tre persone, tra i venti e i sessant'anni, di nazionalità tunisina e siriana, sono finite in manette e posti ai domiciliari per lesioni aggravate e sequestro di persona per aver spinto in un furgone e massacrato di botte un bracciante che aveva cercato di ribellarsi ai soprusi, chiedendo di essere pagato, rompendogli costole e denti. A Viterbo un 72enne di origini sarde è stato arrestato e costretto nella sua abitazione per aver assunto nella sua azienda del Viterbese manodopera a basso costo per lavori stagionali o a giornata, pagandoli anche solo 1.50 euro l'ora e tra le 300 e le 700 euro al mese. Anche in questo caso i lavoratori erano sistemati in locali sporchi, pericolosi e senza riscaldamenti.