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Avevano bisogno di lavorare e di guadagnare qualcosa al mese. E così, sono stati costretti ad accettare le condizioni impossibili di un imprenditore sessantenne, che si è approfittato del loro stato di bisogno. Protagonisti della vicenda tre richiedenti asilo residenti in un centro accoglienza del viterbese e un imprenditore titolare di una falegnameria della zona, che gli ha offerto un impiego. Dieci ore al giorno di lavoro, in qualsiasi condizione atmosferica, senza nessuna sicurezza e tutela per 150 o 200 euro al mese. E proprio per questo motivo l'uomo, dopo accurate indagini condotte dai carabinieri di Montefiascone, è stato arrestato con l'accusa di sfruttamento del lavoro con l'aggravante del capolarato. Il fermo è avvenuto questa mattina e l'uomo è stato condotto agli arresti domiciliari. L'operazione, condotta dai carabinieri di Montefiascone sotto la guida del capitano Antonio Zangla, è stata eseguita dai militari della stazione San Lorenzo Nuovo.

Capolarato a Viterbo, imprenditore sfruttava migranti nei boschi

I migranti lavoravano dieci ore al giorno in qualsiasi condizione. L'imprenditore gli faceva maneggiare oggetti pericolosi, come motoseghe e asce, senza prendere nessuna precauzione. I richiedenti asilo erano stati scelti dal titolare della falegnameria tra quelli più giovani e in forze: e così quelli che lavoravano da lui avevano tra i 20 e i 30 anni. "Gli operai sfruttati, durante le investigazioni hanno palesato le loro difficoltà di vera e propria sopravvivenza e di sostentamento famigliare", si legge nell'ordinanza che ha portato all'arresto dell'imprenditore. I fatti si sono svolti tra giugno 2018 e luglio 2019, ma non si tratta purtroppo dell'unico caso di capolarato presente nella zona.