Tutto è pronto per il trapianto di midollo, dopo mesi di trattamento la chemioterapia sta avendo gli effetti sperati e sta abbassando la ‘carica' della malattia, una leucemia linfoblastica acuta. Ma per il piccolo paziente arriva la doccia fredda: a marzo 2020 i medici cercano il candidato migliore per la donazione (verrà scelto il padre) previsti c'è anche uno screening per il Covid-19: il bimbo, sei anni appena, risulta positivo al coronavirus e con lui anche i suoi genitori. Papà e figlio sono asintomatici, la mamma presenta sintomi lievi. Per procedere al trapianto di midollo c'è però bisogno che tutti e tre siano negativi, in particolare il bambino, le cui difese immunitarie sono già bassissime a causa della leucemia e delle sedute di chemioterapia. Il 29 maggio finalmente l'equipe del professore Franco Locatelli, oncoematologo dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù e volto ormai noto dei bollettini sul coronavirus della Protezione civile, può eseguire il trapianto con successo. Le condizioni di salute del piccolo, per fortuna, sono buone.

Era pronto per il trapianto di midollo, poi la doccia fredda: positivo a Covid-19

La storia di questa famiglia comincia nell'ottobre del 2019: da Londra, dove vivono, rientrano a Roma per curare una recidiva della malattia il piccolo è affetto. Serve un trapianto di midollo e così il bimbo viene sottoposto dall'equipe del Dipartimento di Oncoematologia del Bambino Gesù a sedute di chemioterapia e immunoterapia. Nel corso dei mesi le terapie hanno l'effetto sperato e la ‘carica' della malattia viene abbassata fino alla soglia che consente un trapianto con buone possibilità di successo e che consentirebbe al bimbo di guarire definitivamente dalla leucemia. A marzo 2020 il papà e la mamma vengono sottoposti ai test per decidere chi sarà il donatore di midollo per il figlio. Vengono trovati tutti positivi a Sars-CoV-2 e così il piccolo viene ricoverato in via precauzionale nel Centro Covid di Palidoro. Per aiutare il bambino a eliminare il virus in fretta e per evitare il rischio di complicanze dovute all'infezione i medici scelgono di praticare un infusione di plasma iperimmune.  Il trattamento, spiega il Bambino Gesù, è stato reso possibile grazie alla collaborazione sviluppata con l’Ospedale Spallanzani (per il reclutamento del donatore di plasma con il migliore titolo di anticorpi neutralizzanti, cioè in grado di prevenire il legame di proteina spike di SARS-CoV-2 al suo recettore presente sulle cellule umane) e l’Ospedale San Camillo (per la raccolta del plasma tramite aferesi, inattivazione – procedura con cui vengono bloccati gli eventuali patogeni presenti – e congelamento).

L'uso del plasma iperimmune permette di effettuare il trapianto

Il 29 maggio, nella sede del Bambino Gesù del Gianicolo, al bambino "vengono infuse le cellule staminali del papà, appositamente manipolate per eliminare i linfociti T alfa/beta+, cellule pericolose per l’organismo del ricevente". Si tratta di una tecnica messa a punto dall'equipe del professore Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e Terapia Cellulare e Genica e sviluppata nell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, che ha effettuato fino a oggi circa 700 i trapianti da genitore. Il piccolo è ora in ottime condizioni, non ha avuto complicanze e le cellule del papà donatore si stanno moltiplicando con successo. "Questo caso è la dimostrazione di come la collaborazione tra centri di eccellenza presenti nella regione Lazio, improntata allo scrupolo rispetto delle corrette procedure cliniche e scientifiche, consenta di ottenere le risposte più efficaci per i pazienti anche in tempi di pandemia. Voglio ringraziare personalmente i colleghi dell’Ospedale Spallanzani, in particolare il prof. Giuseppe Ippolito, e i colleghi dell’Ospedale San Camillo, con cui abbiamo il piacere di condividere questo risultato positivo", ha commentato il professore Locatelli.