Beau Solomon non è stato spinto in acqua. Per i pm non è omicidio volontario

Beau Solomon non è stato spinto nel Tevere. Secondo i giudici del tribunale del Riesame di Roma, la caduta nel fiume dello studente americano "non è direttamente riconducibile alla spinta data Massimo Galioto e avviene dopo diversi secondi". Il senzatetto, in carcere per morte del 19enne, non potrà essere accusato di omicidio volontario. Ci sono gli estremi però per l'omicidio preterintenzionale: in altre parole, secondo i giudici, Galioto avrebbe voluto solo spaventare Solomon e non ucciderlo, ma poi nei fatti ha causato la sua morte, anche se non direttamente. "Non vi sono sufficienti riscontri per ipotizzare che la precipitazione in acqua e l'annegamento fossero sviluppi prevedibili della condotta che Galioto e deve escludersi pertanto l'omicidio volontario. Sussistono però gli estremi perché l'omicidio preterintenzionale", spiegano i giudici del Riesame nella sentenza che comunque ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali del senzatetto.
Le considerazioni della corte si basano soprattutto sulle immagini delle telecamere di sicurezza. Secondo quanto già ricostruito dai pm, nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio, Beau Salomon è stato spintonato Massimo Galioto, colpito con un sasso, accerchiato e aggredito dal cane del senzatetto. Poi Beau avrebbe perso l'equilibrio, da solo, e nessuno avrebbe cercato di salvarlo dal sicuro annegamento.