Marco Vannini
in foto: Marco Vannini

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha disposto un'azione disciplinare nei confronti della pm titolare delle indagini sulla morte di Marco Vannini, Alessandra D'Amore. Secondo quanto riporta il Messaggero, l'inchiesta sarebbe stata svolta in maniera superficiale. In realtà, però, la famiglia di Marco Vannini, con una nota firmata dall'avvocato Celestino Gnazi che li assiste dall'inizio, ha difeso il lavoro svolto dal pubblico ministero D'Amore: "Non commentiamo, per correttezza, l'iniziativa del Ministro. Senza fare alcuna valutazione è, però, oggettivamente doveroso notare che il Pubblico Ministero ha contestato l'accusa di omicidio volontario quando ci credevano solo le parti civili, ha ottenuto il rinvio a giudizio e la successiva condanna, di Antonio Ciontoli, per omicidio volontario; ha proposto appello chiedendo la condanna per omicidio volontario anche per i familiari".

"Il problema è la valutazione riduttiva e illogica dei giudici"

Tra l'altro, notano gli avvocati della famiglia Vannini, la Corte di Cassazione ha confermato l'ipotesi accusatoria iniziale della pm. Gli ‘ermellini', infatti, hanno deciso di annullare la pronuncia dei giudici d'appello che avevano condannato Antonio Ciontoli per omicidio colposo a 5 anni di reclusione. In  primo grado, invece, era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario, stesso capo di accusa contestato dalla pm. "Il problema, dunque, non è nella prove, che sono imponenti e sono agli atti. Il problema, semmai, è la valutazione (secondo le parti civili, riduttiva ed illogica) data a quelle prove dai Giudici di merito", ha scritto l'avvocato Gnazi.