Lunedì 14 ottobre si aprirà con lo sciopero dei lavoratori dei supermercati della rete Auchan/Sma di Roma e Lazio, con un presidio davanti Montecitorio dalle 11 alle 14. Una mobilitazione annunciata in seguito alla maxi operazione di un miliardo di euro con cui Bdc Italia (partecipata da Conad al 51%) ha acquistato il gruppo Auchan Retail, di cui fanno parte i punti vendita Auchan, Sma e Simply. Questo perché nella transizione è incerta la fine che faranno i lavoratori che non lavorano già nei punti Conad e che erano dipendenti delle altre tre catene. Circa 2mila lavoratori a Roma e nel Lazio non sanno ancora che fine faranno nei prossimi mesi, se conserveranno o meno il proprio impiego. E così, lunedì 14 ottobre, fare la spesa nella capitale e provincia potrebbe essere molto difficoltoso dato che sono 1800 i lavoratori che potrebbero aderire allo sciopero proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

Per adesso, secondo quanto riportato dai rappresentanti sindacali, le trattative non sono andate a buon fine: sul futuro dei lavoratori c'è ancora molta incertezza. "Bdc/Conad non ha fornito alcuna garanzia di salvaguardia dell'occupazione – hanno spiegato in una nota i segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – Nello specifico, rispetto al percorso di ‘salvataggio' tanto decantato da BDC/Conad, da realizzarsi attraverso la progressiva conversione a marchio Conad della rete di vendita del territorio, preoccupa il fatto che ad oggi la stessa azienda abbia avviato le procedure di trasferimento per solo 18 dei 45 negozi esistenti, coinvolgendo una platea di circa 600 dipendenti, rispetto ai quasi 2000 impiegati sul territorio".

"Uno degli slogan di Conad ricorda che le persone vengono prima delle cose…perché questa regola non vale per le lavoratrici e i lavoratori di cui Conad ha la responsabilità? – commentano i sindacati – Abbiamo chiesto a Conad di garantire, in ogni caso, la piena salvaguardia occupazionale…la risposta è stata NO!". Per ora sono solo 600 i lavoratori acquisiti, mentre gli altri non sanno nulla sul loro futuro. E nei punti vendita di Acilia e Petroccelli, tra l'altro, sono stati costretti a prendere due settimane di ferie forzate nonostante il contratto collettivo nazionale preveda che, in caso di chiusura, il datore di lavoro paghi lo stesso senza l'obbligo di prendere le ferie.