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A salvargli la vita sono stati i vicini di casa che hanno sentito la sua flebile richiesta di aiuto arrivare da dietro la porta della sua abitazione: se non fosse riuscito a togliersi il bavaglio e con le ultime energie a chiedere soccorso sarebbe morto. Così è finito l'incubo di un uomo di 86 anni legato a una sedia e massacrato di botte da una donna di 36 anni che viveva in una stanza dell'abitazione in via Val d'Ala, quartiere Valli. Quando le forze dell'ordine hanno forzato la porta lo hanno trovato allo stremo delle forze, con segni di percosse in testa e su tutto il corpo, i vestiti sporchi di sangue. Soccorso è stato trasferito all'ospedale Sandro Pertini dove veniva ricoverato in prognosi riservata: oltre alle lesioni e alle fratture riportate dalle botte inflittegli, anche con l'uso di un bastone, presentava un grave stato di disidratazione. Secondo quanto ricostruito la violenza è scattata al culmine di un litigio, la donna ha portato via dall'abitazione i pochi oggetti di valore trovati e poco più di 300 euro in contanti.

Gli agenti del commissariato Fidene – Serpentara si sono subito messi sulle tracce della donna che aveva fatto perdere le sue tracce, spiccando un mandato nei suoi confronti, così da evitare che tentasse la fuga all'estero, magari per tornare nel suo paese d'origine, il Marocco. Fermata al termine delle ricerche coordinate procuratore aggiunto Lucia Lotti del Pool Reati Gravi contro il Patrimonio, si nascondeva in un'abitazione del quartiere Don Bosco: a permettere d'individuarla una nuova utenza telefonica che, seppur per prudenza attivava per poche ore al giorno, ha comunque portato gli investigatori a delimitare gli isolati dove concentrare le ricerche. Ora dovrà rispondere delle accuse di tentato omicidio e di rapina.