La cerimonia in memoria del rastrellamento del ghetto ebraico del 16 ottobre 1943
in foto: La cerimonia in memoria del rastrellamento del ghetto ebraico del 16 ottobre 1943

"Davanti all'olocausto – abisso della storia – torniamo a inchinarci". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 75esimo anniversario del rastrellamento e della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Il ricordo delle drammatiche vicende del 1943 è celebrato oggi, martedì 16 ottobre giorno in cui i soldati tedeschi fecero irruzione in via del Portico d'Ottavia e nelle strade vicine. "Fu un sabato di orrore, da cui originò una scia ancor più straziante di disperazione e morte: la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma costituisce una ferita insanabile non solo per la comunità tragicamente violata, ma per l'intero popolo italiano".

Poi, l'appello ai ragazzi, che rappresentano l'eredità della memoria storica del nostro Paese: "Le lezioni più tragiche della storia vanno richiamate alla conoscenza e alla riflessione delle giovani generazioni, affinché, nel dialogo, cresca la consapevolezza del bene comune" prosegue Mattarella. "Il sacrificio, la tribolazione, il martirio di tanti innocenti, è un monito permanente alla nostra civiltà, che si è ricostruita promettendo solennemente ‘mai più e, tuttavia, ogni giorno è chiamata a operare per svuotare i depositi di intolleranza, per frenare le tentazioni di sopraffazione, per affermare il principio dell'eguaglianza delle persone e del rispetto delle convinzioni di ciascuno".

Sono trascorsi 75 anni dall'azione violenta della Gestapo, a Roma furono 1259 le persone della comunità ebraica rastrellate dai soldati tedeschi: 207 bambini, 363 uomini e 689 donne. "In questo giorno di memoria e raccoglimento, la repubblica si stringe alla comunità ebraica italiana, ai parenti, ai discendenti dei deportati, poi torturati e uccisi, e rinnova il proprio impegno per rafforzare i valori della costituzione, che si fonda sull'inviolabilità dei diritti di ogni persona e che mai potrà tollerare discriminazioni, limitazioni della libertà, odi razziali".

La lettera di Virginia Raggi

Questa mattina a Roma si è svolta la cerimonia di Commemorazione nel quartiere ebraico, alla presenza della presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, della sindaca Virginia Raggi. La prima cittadina si è rivolta ai giovani dalle pagine del Messaggero con una lettera:

"Cari ragazze e cari ragazzi, vi scrivo perché oggi la nostra città vuole fortemente ricordare un evento che ha segnato la storia della nostra comunità e dell’Italia tutta. Un evento che abbiamo il dovere di conoscere e tramandare. Spesso razzismo e intolleranza sono causate dalla mancanza di conoscenza, dalla tendenza a dare tutto per scontato che può, però, trasformarsi in indifferenza o addirittura in assuefazione al male. Per questo dobbiamo sapere cosa è accaduto 75 anni fa. E’ il 16 ottobre del 1943, il sabato nero del ghetto di Roma. Alle 5.30 del mattino, i nazisti bussano alle porte, con un ordine ben preciso per tutti gli ebrei: “Portate con voi del cibo per otto giorni, soldi e oggetti preziosi. Vengano anche i malati, c’è un’infermeria nel campo dove vi porteremo”. I tedeschi bussano, e se non ricevono risposta buttano giù le porte. Uomini, donne, anziani e persino neonati vengono caricati con forza su lunghi camion grigi, verso una destinazione sconosciuta. Oltre duecento SS si irradiano nelle ventisei zone in cui la città è divisa per la cattura. L’azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. L’epicentro di tutta l’operazione è il Portico d’Ottavia, ma nessun quartiere viene risparmiato. Ragazzi come voi, quella mattina, vengono privati per sempre della loro libertà. Alle 14.00 l’operazione è terminata. Il 22 ottobre il convoglio composto da 18 carri bestiame arriva ad Auschwitz.

Ognuno di noi ha il dovere di ricordare e di tramandare ciò che è stato. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”: sono parole di Primo Levi che devono essere sempre un monito. Dobbiamo essere consapevoli dell’orrore che l’odio umano è in grado di generare, restando accorti, vigili. Bisogna ascoltare gli ormai pochi sopravvissuti rimasti, e tramandare ciò che apprendiamo, per conservare il ricordo di ieri e fronteggiare le esigenze di domani combattendo ogni forma di odio, razzismo e xenofobia. Per questo invito tutti voi a partecipare il prossimo 21 ottobre alle 18.30 alla “Marcia silenziosa”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità Ebraica di Roma in memoria della deportazione degli ebrei della città. Partiremo da piazza Santa Maria in Trastevere e marceremo insieme a tutte le persone che non vogliono che questa pagina triste della nostra storia venga dimenticata. Conoscere è sì necessario, perché ancora oggi all’ombra del male che c’è stato, violenza razziale e negazionismo minano minacciosamente i principi e i valori violati nel corso di quella barbarie. La storia deve essere appresa, insegnata, tramandata: perché è dalla storia che impariamo ad onorare la memoria".