“Allontanati dal bed and breakfast perché mio figlio è autistico”: la storia di Elena

“Non ho la struttura adatta per tenere bambini così gravi”, le dice il gestore del bed and breakfast, una struttura al centro di Roma con vista su San Pietro. E così Elena, suo marito e suo figlio, un bambino autistico di sette anni (la foto non si riferisce al figlio della coppia), sono costretti ad andare via. La donna racconta la storia al giornalista Gianluca Nicoletti che la riporta sul suo blog www.miofiglioautistico.it corredata anche di diverse testimonianze audio. Elena aveva prenotato con anticipo una camera del bed and breakfast perché il figlio doveva sostenere, il 29 aprile, un esame in day hospital presso il centro di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Gesù. Mamma, papà e figlio arrivano la sera prima, mentre su Roma si abbatte un violento temporale e il bambino è già nervoso del viaggio. Parcheggiano, scaricano le valigie ma il titolare della struttura gli dice che “quel parcheggio è sprovvisto di barriere architettoniche”. “Guardi che mio figlio cammina, devo solo scaricare i bagagli e non posso parcheggiare a 4 chilometri di distanza”, risponde Elena. Nel frattempo, nel tragitto dal parcheggio e la struttura, il bambino si butta diverse volte per terra. Per questo il titolare, scrive Nicoletti sul blog, comincia ad esternare la sua poca disponibilità la sua poca disponibilità ad accogliere un autistico che si butta per terra e fa chiasso. “La nostra struttura non è adatta, i miei condomini chiamerebbero subito i carabinieri. Sarebbe meglio che ve ne andiate”, sarebbero le frasi dette ai tre dal gestore del bed and breakfast secondo la testimonianza di Elena. I tre vanno via e passano la notte a casa di parenti ad Ardea, paese in provincia di Roma lontano una cinquantina di chilometri.
Poche ore dopo l'accaduto qualcuno telefona al bed and breakfast per chiedere un’altra camera per un bambino autistico. Il gestore conferma senza alcun problema la storia raccontata da Elena. L’audio integrale della telefonata, registrata, si trova sul blog di Nicoletti. “Io lo dico per voi, per me può anche venire, ma dopo dieci minuti mi chiama il cliente devo chiamare i Carabinieri, vi devo mandare via poi lei ci rimane male, ci rimaniamo male tutti, mi pare una sciocchezza. Io tento di prevenire le situazioni che magari sono scomode per noi, per voi, per tutti quanti…”, risponde. Il giorno dopo l’incidente “inizia il day hospital, ma il bambino è stressato, nervosissimo e visibilmente scosso per il trambusto della notte precedente”, si legge sul blog. “Il neuropsichiatra che lo visita trova difficoltà a osservarne i comportamenti, perché il piccolo è visibilmente alterato. La trasferta, che a quella famiglia è costata tanta fatica, rischia di essere vanificata”.