Desirée Mariottini
in foto: Desirée Mariottini

L'esame del dna non sembra lasciare dubbi sul coinvolgimento del 46enne nigeriano Alinno Chima, accusato nuovamente dell'omicidio e dello stupro della 16enne Desirée Mariottini. Tracce biologiche dell'uomo sono state trovate infatti sul flacone che conteneva il metadone somministrato alla ragazzina e anche sulla cannuccia utilizzata per fumare il crack. Per l'omicidio della giovane, morta proprio per una dose letale di farmaci e droga, sono accusati anche altri due africani. In sede di riesame le accuse più gravi per Chima erano cadute proprio per mancanza di prove. Restavano solo quelle relative alla cessione di stupefacenti aggravata dalla minore età della vittima e la cessione di droga nei confronti di altri soggetti. I risultati degli esami del dna pubblicati dall'esperto in genetica forsense Emiliano Giardina hanno confermato però quello che già ipotizzavano i pm, ma che non riuscivano a provare: Alinno Chima è responsabile, tanto quanto gli altri due nigeriani, della morte di Desirée, avvenuta tra il 18 e 19 ottobre scorso in un palazzo abbandonato del quartiere romano di San Lorenzo. Il 46enne ha ricevuto una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Maria Paola Tomaselli su richiesta del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del pm Stefano Pizza.

Confermate le accuse per gli altri due principali indagati

I risultati del dna hanno confermato, inoltre, le accuse nei confronti dei due principali indagati: il 27enne Mamadou Gara e il 32enne Yusif Salia. Le tracce biologiche del primo sono state trovate sui vestiti di Desirée, sotto le sue unghie, su un materasso e su una coperta, mentre quelle del secondo sono state trovate su un flacone e sul materasso. Per quanto riguarda il quarto indagato, il senegalese 43enne Brian Minthe, non sono emersi elementi riconducibili a lui. Le indagini sull'omicidio probabilmente verranno chiuse definitivamente nelle prossime settimane e si procederà poi alle richieste di rinvio a giudizio.