L'appuntamento è alle 16.00 di domenica 24 marzo, alla Palestra Popolare Valerio Verbano, dove Alessandro Borghi sarà protagonista di un incontro dedicato al cinema e a Roma. L'attore, che sul grande schermo ha interpretato nell'ultimo anno Stefano Cucchi in Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, e il mitico fondatore di Roma Remo in Il Primo Re firmato da Andrea Rovere. Due storie della Roma di ieri e di oggi, e Borghi ha legato il suo successo come attore al ruolo di Aureliano Adami nella serie tv Netflix Suburra, ed è uno dei due protagonisti (assieme all'amico e collega Luca Marinelli) di Non essere cattivo, l'ultimo film uscito postumo del regista Claudio Caligari. Da Ostia a Tor Pignattara, dalla Roma degli albori a quella di oggi, Borghi ha prestato il suo volto e la sua arte a raccontare la storia della città. Per questo l'assessore alla Cultura del III Municipio, lo scrittore Christian Raimo, ha pensato proprio a lui per lanciare la rassegna "Me ’mpiccio! Storie e immagini di Roma". A dialogare con Alessandro Borghi ci sarà anche il critico musicale Mario Sesti.

Quel "Me ‘Mpiccio" di Ciceruacchio opposto "Al me ne frego"

Il titolo della rassegna è preso in prestito dalle parole Ciceruacchio, interpretato nel 1960 Nino Manfredi in In nome del popolo sovrano di Luigi Magni, una scelta che Raimo ha argomentato così in un recente intervento: "È il «me impiccio» opposto al «me ne frego». Come quando alla fine del film In nome del popolo sovrano Nino Manfredi nei panni di Ciceruacchio dice di fronte al plotone di esecuzione recita: «Dice perché te sei impicciato? Dice io so’ carettiere, ma a tempo perso so’ omo. E l’omo se impiccia, Eccellenza. Dice, viene Garibaldi e dice famo l’italia. E che faccio non me impiccio. Io so’ romano, a tempo perso so’ italiano. Ma come, i francesi me prendono a cannonate, e io nun me impiccio? nun me riguarda?Come, non mi riguarda? Impicciarsi è una disposizione politica e morale insieme, che contraddistingue l’idea di una romanità invadente perché s’interessa sempre. Quella socialità informale, dove la gente si fa i cazzi degli altri, il che vuol dire anche che questi cazzi degli altri – un po’ – ce li ha proprio a cuore".

Dice, come te chiami?
Angelo Brunetti, Eccellenza, detto Ciceruacchio
Gonfaloniere de Campo Marzio, de professione carettiere, se sente da come parlo.
Dice, perché te sei impicciato de cose che non te riguardano?
Dico, perché io so’ carettiere ma a tempo perso so’ omo
e l’omo se ‘mpiccia, Eccellenza.
Di fatti, vie’ Garibaldi e dice “Famo l'Italia” e io che fo? Nun me ‘mpiccio?
Io so’ romano, Eccellenza, ma a tempo perso so’ italiano, è colpa?
Dice, si! Ah! Mo è corpa esse’ italiano?
No, dice lui, è colpa perché tu hai difeso l'anarchia e la rivoluzione!
Ma no, signore, Eccellenza!
Io ho difeso Roma, er paese mio!
E lei ce lo sa mejo de me!
Ma come, i francesi me pìano a cannonate e io nun me ‘mpiccio?
Nun me riguarda!
Insomma, Eccellenza, se annamo a strigne, ch’amo fatto noi?
‘Sta creatura manco a dillo, ma io? Io c’ho fatto?
Ho voluto bene a Roma, embe!
E da quando in qua l’amor di Patria è diventato un delitto?
Però se nella legge vostra è un delitto voler bene al paese proprio allora io so’ corpevole!
Anzi so’ reo confesso! E m’offenderebbe pure se me rimandaste assorto!
Pur cui, Eccellenza, spero che lei si sia persuasa.
E così voi che me sembrate… oh! Ma me state a senti’?
No, dicevo spero che pure voi ve siete appersuasi
No, ma che fate? No! Il ragazzino, no!