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Ai figli faceva studiare solo il Corano: il giudice lo allontana dalla famiglia

“Era ossessionato dai retaggi prevaricatori imposti dalla sua cultura e avrebbe sottoposto la moglie ad una serie di maltrattamenti”. Così il gip Maddalena Cipriani nella sentenza di allontanamento dell’uomo, un 50enne libanese, sposato e poi separato da una donna romana.
A cura di Enrico Tata
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In casa si potevano studiare solo i versetti del Corano e ai figli aveva imposto di non apprendere la cultura e le tradizioni della madre. Addirittura uno dei ragazzi si sarebbe rifiutato di entrare in una chiesa. "Papà non vuole, se viene a saperlo si arrabbia", ha raccontato agli inquirenti. L'uomo, un libanese di 50 anni, sposato e separato da una donna romana, non potrà più avvicinarsi ai suoi bambini e all'ex coniuge. "Era ossessionato – ha scritto il gip Maddalena Cipriani nella sentenza – dai retaggi prevaricatori imposti dalla sua cultura e avrebbe sottoposto la moglie ad una serie di maltrattamenti che provocavano alla stessa ed ai figli uno stato continuo di paura e di sofferenza psichica". I ragazzi, entrambi minorenni, potevano studiare solo il Corano e dovevano ripetere le formule arabe anche a casa della madre. Gli diceva che "la scuola italiana non andava bene in quanto venivano impartite morali contrarie al Corano".

"Questo provvedimento – ha dichiarato l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della moglie del 50enne – rappresenta la consacrazione del principio di libertà di autodeterminazione culturale e religiosa. Il comportamento di questo uomo, pesantemente prevaricatore, e' stato improntato alla chiara volontà di impedire qualsiasi forma di integrazione dei propri figli nel nostro contesto culturale e sociale, addirittura obbligandoli a non sentirsi neppure italiani, quando in realtà la loro madre è italiana, le scuole che frequentano sono italiane, la cultura nella quale vivono e' basata su quei valori di libertà, di tolleranza e di rispetto, che non possono essere a nessuno impediti. Non posso che accogliere con soddisfazione – ha concluso – questo provvedimento, che si pone a difesa delle donne, dei giovani e soprattutto di quei principi di civiltà oggettivi e universali, che nessuno deve permettersi di attentare".

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