Antonio, un tecnico del suono al Teatro Argentina, non sa se riuscirà a tornare a lavoro. «È una situazione drammatica. Tutto dipende da come sarà la situazione tra due settimane. Dobbiamo pensare alla salute, spero che prevalga il buon senso da parte di tutti». Dal 4 marzo e fino al 3 aprile, teatri, cinema, musei, palestre, biblioteche, asili, scuole e Università, sono chiusi. Con la chiusura dei teatri, dipendenti fissi di Teatri di Roma sono andati in ferie forzate ma Antonio e altri otto tecnici con contratti stagionali di lavoro di 10 mesi sono stati mandati a casa con 12 giorni di stipendio al minimo sindacale. «E poi non si sa. Probabilmente perderò gli ultimi tre mesi di lavoro, e non è che posso cercarlo altrove, è chiaro».

Il turismo è crollato. «Molti alberghi in centro hanno chiuso» racconta Fabio, che lavora part-time alla reception di in piccolo albergo al Pantheon. «Siamo stati mandati a casa. Solo nell’albergo dove lavoro io si tratta di circa 15 dipendenti. Con gli stipendi non sappiamo cosa succederà. Ci hanno comunicato la riapertura per il 3, ma chissà. Io devo pagare l’affitto, ho un figlio, anche lui a casa, è un disastro».

«Non ricordo neanche più quando ho fatto l’ultimo servizio. Era ai Musei Vaticani, non li avevo mai visti così vuoti» racconta Lucia, una guida professionale a partita IVA, una affitto da pagare e una bimba da crescere. «Già con i primi casi di coronavirus e la comunicazione confusionaria i turisti sono andati nel panico». Con la cancellazione totale e senza rimborso delle commesse turistiche le guide turistiche stanno a casa. «Il nostro settore era già penalizzato dalle recenti deregolamentazioni; non abbiamo una cassa integrazione separata, non abbiamo indennità, io sto ancora pagando le tasse per la maternità» racconta Lucia. «Siamo in ginocchio. Abbiamo perso la prima metà dell’anno, l’inizio dell’alta stagione, e ci vorranno mesi prima di tornare alla normalità anche quando questa emergenza passerà» racconta un’altra guida. Secondo Lucia il settore del turismo impiegherà anni per riprendersi. Nel frattempo, c’è il rischio concreto di un ulteriore accentramento gestionale nelle mani delle grandi agenzie, alcune con sede all’estero. «Molte delle agenzie piccole non ce la faranno a sopravvivere, spesso anticipano l’acquisto dei biglietti per i gruppi, ora hanno perso tutti. Resisteranno i colossi che già ci stanno chiedendo tariffe più basse. In un settore già provato dalla concorrenza abusiva, adesso c’è un rischio enorme di social-dumping».

Maria è operatrice educativa con un contratto a tempo indeterminato, fa sostegno in una scuola comunale. «Non potendo lavorare a scuola, se non copriamo il numero di ore previste non percepiamo lo stipendio. Ma avendo un contratto, non possiamo neanche accedere alla disoccupazione o alle misure di sostegno al reddito. Una situazione paradossale». Il lavoro degli operatori educativi per l’autonomia e la comunicazione è infatti appaltato dal Comune di Roma ad alcune cooperative, ma l’appalto prevede la retribuzione esclusivamente delle ore di lavoro effettuate. Sono 2.500 gli operatori in questa situazione. Con la chiusura delle scuole la Cgil stima che siano che 6500 lavoratori sono potenzialmente senza stipendio, tra operatori, lavoratori nelle mense e dipendenti di Multiservizi. Il Comune di Roma aveva proposto di convertire le ore di lavoro scolastico in assistenza domiciliare, una soluzione inaccettabile secondo i lavoratori. «Come si pensare di fare “inclusione scolastica” da casa?» dice Germano Monti, membro del Comitato Romano AEC che un anno fa ha aperto un tavolo di confronto per l’internalizzazione del servizio. «La proposta, ritirata, è stata fatta senza sentire noi o gli insegnanti di sostegno, senza concordare un programma, e per dipiù l’idea di mandarci nelle case è in contrasto con le più basilari norme per contenere il contagio del virus». Obiettivo del Comitato, che ha incontrato l’assessore Veronica Mammì, è garantire il pagamento al 100% dei salari dal primo giorno di chiusura delle scuole. Secondo Monti ci vuole un provvedimento del governo che autorizzi i Comuni al pagamento degli stipendi, visto che i fondi sono già stati stanziati dal Comune.

Lorenzo lavorava come cameriere part-time in un ristorante a San Lorenzo. «Il ristornate ha chiuso domenica, io e gli altri camerieri siamo a casa e abbiamo smesso di essere pagati. Per fortuna la mia famiglia mi aiuterà con l’affitto di casa, ma non so proprio come faranno gli altri, quelli che lavorano 40 ore a settimana e che vengono pagati a fine turno, per loro è un vero dramma».

«Io ho preferito chiudere, anche potendo restare aperto, sia perché non si lavora ma anche per contribuire a fermare il contagio» racconta Mario che gestisce un locale a Trastevere, ha 14 dipendenti e non sa come pagarli. «Non credo che fallirò ma avrò tantissimi debiti, sarà un baratro. Serve la cassa integrazione anche per il nostro settore, bisogna fermare mutui e affitti, bisognerebbe congelare il paese per due settimane», dice Mario, che stima una perdita di fatturato del 90%. «Prima si ferma questo virus prima si ricomincia a vivere e a lavorare. Per questo dovrebbero fermare tutto, tutti i lavori, i mezzi pubblici, non ha senso dire “alcuni si ed altri no”. Il governo dovrebbe bloccare tutto e dare aiuti concreti».

L’emergenza coronavirus riguarda tutti, ma ad essere più esposti nell’immediato sono i lavoratori precari, quelli a partita IVA, con contratti stagionali, coloro che lavorano in nero. L’ordinanza introdotta per contenere il contagio mette a nudo le contraddizioni che innervano il mondo del lavoro. Chi decide quali lavori sono necessari? Quanti possono effettivamente lavorare da casa? Quanti stanno perdendo il lavoro?

«Nessuno perderà il lavoro per il coronavirus» ha detto in conferenza stampa il ministro dell’Economia Gualtieri. Il governo ha annunciato maggiori stanziamenti in bilancio per 25 miliardi di euro. Un provvedimento da approvare in settimana prevede una prima tappa di interventi per 12 miliardi di euro. Le linee portanti: pieno sostegno di risorse al sistema sanitario nazionale, sostegno al lavoro, sostegno alla liquidità per famiglie e imprese, interventi sulle scadenze fiscali. Il ministro del lavoro Catalfo ha annunciato norme speciali per stagionali e autonomi, come la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Si prevede un allargamento degli ammortizzatori sociali e la possibilità di utilizzo del fondo di integrazione salariale anche per le imprese da 5 ai 15 dipendenti, una cassa integrazione speciale per tutelare tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore. Ma secondo Lucia la sospensione dei contributi per i lavoratori a partita IVA non basta: «si trasformeranno in debito? Ci vorrebbe l’abbattimento delle tasse e un “reddito di quarantena per tutti”».