L'inchiesta sul crollo del campanile della chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo di Accumoli, crollato in seguito al terremoto che il 23 agosto 2016 ha colpito duramente il Centro Italia e in particolare il comune del Reatino, si è conclusa con l'accusa per sette persone per disastro e omicidio colposo. Sotto le macerie della chiesa morì l'intera famiglia Tuccio, Andrea e Graziella Tuccio, con i due piccoli figli Stefano e Riccardo. L'indagine è stata confatta dal procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva e dai pm Rocco Maruotti e Lorenzo Francia.

Tra gli indagati figurano il geometra della curia Matteo Buzzi, e gli altri responsabili dei lavori di consolidamento previsti per "l'indebolimento strutturale", segnalati anche dalla sovrintendenza. Lavori che sarebbero costati 800 euro in tutto, durati poche ore, e che non avrebbero visto neanche un progetto e un collaudo iniziale. Lavori svoltisi dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 grazie ai fondi del terremoto del '97, portati a termine secondo l'indagine con un'incuria sconfortante.

"Abbiamo dato corso a interventi di messa in sicurezza per l'eliminazione del pericolo e atti a dare fruibilità al complesso parrocchiale", così scriveva in una lettera Monsignor Delio Lucarelli, all'epoca vescovo di Rieti, al sindaco Stefano Petrucci, che svolgeva anche il ruolo di Commissario delegato per gli interventi post sisma del 1997.