Andrea Antonini, vicepresidente del movimento di estrema destra Casa Pound Italia, è stato condannato assieme ad un altro esponente della stessa organizzazione, Pietro Casasanta, responsabile del gruppo di protezione civile legato al movimento la Salamandra. I due sono stati riconosciuti colpevoli di aver garantito la falsa identità di Mario Santafede per fargli ottenere un documento, boss della droga arrestato nel 2008 a Barcellona dall'Interpol, dopo quattro anni di latitanza.

L'esponente della malavita romana era stato inserito dal Viminale nell'elenco dei cento latitanti più pericolosi d'Italia. Napoletano d'origine si era da tempo installato a Roma dove gestiva un imponente flusso di droga. Santafede, boss della così detta Banda della Marranella, che tra gli anni '90 e i primi 2000 si impose sul mercato capitolino degli stupefacenti grazie alla capacità di importare cocaina dalla Colombia facendola passare per la Spagna.

Nell'appartamento di lusso del narcotrafficante a Barcellona, era stato rinvenuto proprio quel documento, che ora è costato una condanna a due anni per Antonini e a un anno e otto mesi a Casasanta. I due esponenti di spicco di Casa Pound per i giudici fecero da testimoni d'identità al latitante, facendogli ottenere un documento con un falso nome negli uffici anagrafici dell'ex XX municipio, dove Antonini era consigliere.

Nel 2011 Antonini fu coinvolto in un'altra vicenda su cui non si è mai fatta completa luce: accostato da uno scooter per strada fu gambizzato con una pistola di piccolo calibro nei pressi degli uffici del municipio. All'epoca la Digos escluse il movente politico dietro il ferimento.