Cristina Mencarelli, giovane promessa del canottaggio, è morta a sedici anni dopo un'operazione al cervello per un tumore benigno. L'intervento chirurgico, secondo quanto stabilito nel processo, è stato eseguito perfettamente dall'equipe dell'ospedale San Filippo Neri. I medici avrebbero però sbagliato a sottovalutare alcuni sintomi che la ragazza presentava nella fase di convalescenza. Per questo quattro dottori del reparto di neurochirurgia dell'ospedale romano sono stati condannati a un anno e mezzo di carcere. Per il giudice monocratico del tribunale di Roma sono colpevoli di omicidio colposo, proprio per aver sottovalutato le complicanze post operazione. Sono stati assolti invece i due medici che avevano operato Cristina.

La ragazza è stata operata il 22 dicembre 2011 e poi dimessa quasi subito perché secondo i medici tutto si era svolto perfettamente. Il giorno dopo la ragazza avverte un problema a un occhio, ma i medici lo considerano un effetto passeggero. Il 26 dicembre Cristina soffre di violente convulsioni e i medici decidono di operarla di nuovo. Il 29 dicembre la 16enne entra in coma e muore dopo quattro giorni. Nel capo di imputazione per l'equipe medica redatto dal pm Louella Santini si legge che i sanitari, "per colpa, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia professionale, hanno cagionato la morte della giovane, omettendo qualsiasi condotta idonea a impedirla".