"Questa volta ci siamo, la verità è vicina" è il commento di Guglielmo, padre di Serena Mollicone, riguardo alla notizia riportata dal Corriere della Sera sulla richiesta avanzata dall'Arma dei carabinieri di costituirsi parte civile nel processo per l'omicidio della diciottenne, che vede come imputati la famiglia Mottola e due militari. Serena è stata uccisa nella caserma di Arce, di questo ne è convinto il procuratore di Cassino e ha portato il caso a una svolta, dopo che le indagini iniziali si erano arenate. Accertamenti che hanno portato alla luce la la perfetta compatibilità tra i frammenti rinvenuti sul nastro adesivo trovato sul cadavere abbandonato nel bosco dell'Anitrella e il legno della porta.

Mollicone: "Serena avrà giustizia"

"Ciò che fino a qualche anno fa sembrava una cosa impossibile, con tutti i depistaggi che ci sono stati e con la mancata volontà di arrivare alla verità. Oggi invece pare che si vada verso la giustizia" ha detto Guglielmo Mollicone al Corriere della Sera. Una verità che come spiega il padre della diciottenne detto fin dall'inizio: "Serena era andata in caserma per denunciare lo spaccio che avveniva in paese, era stata invitata negli appartamenti per discuterne. Lì la discussione è degenerata e c'è stata la volontarietà ad uccidere Serena".

Serena Mollicone e Stefano Cucchi

Riguardo a un parallelo con il caso di Stefano Cucchi, Mollicone fa una distinzione: "Cucchi non doveva essere trattato in quel modo, doveva essere assicurato alla giustizia e alla magistratura, mentre Serena era una libera cittadina che vista la situazione del paese era andata a sporgere denuncia e ha trovato carabinieri che non facevano il proprio dovere".