San Lorenzo a tre mesi dalla morte di Desirée Mariottini, i residenti: “Non è cambiato nulla”

Sono passati tre mesi dall'omicidio Desirée Mariottini. La 16enne di Cisterna di Latina è stata drogata, stuprata e uccisa, poi trovata senza vita in uno stabile abbandonato in via dei Lucani, a San Lorenzo. Fanpage si è recata a distanza di tempo sul luogo dei tragici fatti e ha raccolto le testimonianze di alcuni residenti che hanno raccontato di come "nulla è cambiato rispetto a prima, nonostante le passerelle dei politici venuti a lasciare fiori e a promettere sicurezza". La sindaca Virginia Raggi aveva detto: "Aspetto con ansia l'arrivo di nuove forze, perché la notte questa diventa terra di nessuno". Ma tutto sembra essere rimasto uguale tranne "la maggior presenza in strada di poliziotti" spiega una cittadina. Dalla sindaca Raggi al ministro Salvini, gli annunci e le soluzioni messe in campo hanno riguardato la militarizzazione del quartiere della movida e una stretta all'uso dell'alcol. Risposte che non sembrano affrontare il nodo della riqualificazione di un'area da troppo tempo abbandonata.
"Vivo qui dal 1962. Mia suocera mi diceva, tranquilla tutte queste baracche verranno abbattute, invece tutto è rimasto uguale", si sfoga una storica abitante di via dei Lucani. La zona tra via dei Lucani e scalo San Lorenzo è piena di ex botteghe in rovina, meta facile di spacciatori e malviventi che qui negli ultimi anni hanno trovato rifugio per i loro traffici. Se da un lato negli ultimi mesi non ci sono stati ulteriori movimenti, grazie anche ad un intensificarsi dei pattugliamenti, dall'altro tutto è rimasto immobile. L'area fa parte di uno degli ambiti di valorizzazione del quartiere. Ovvero una zona che dovrebbe essere dedicata ai servizi "per la crescita e la coesione sociale", come ha chiesto la rete di quartiere Libera Repubblica di San Lorenzo all'interno del Progetto Urbano San Lorenzo, datato 2015 e mai approvato. "Purtroppo con la caduta della giunta Marino non è andato in porto", spiega Alessandro Torti. Quindi è ancora tutto fermo con i privati e i grandi fondi immobiliari che "lasciano in stato di abbandono per attendere che il prezzo di mercato cresca e speculare". L'edificio in cui è morta Desirée è di proprietà della Tunda Orange Immobiliare, di Valerio Veltroni, all'epoca sottoposto a custodia giudiziaria e più volte sgomberato negli anni. L'area è spezzettata tra piccoli privati, ma ci sono altri grandi proprietari, come Santarelli Costruzioni. La paura dei cittadini e delle associazioni è che – complice l'emergenza – si passi da uno stato di rovina ancora attuale a uno di speculazione "con la costruzione di immobili di lusso, fatti di piccoli nuclei e pensati per un vivere temporaneo che svuoterebbe il tessuto sociale del quartiere".