Roma, svolta nel giallo di Ponte Galeria: segni di stupro e dna maschile

Potrebbe essere stata violentata e poi abbandonata in campagna. Svolta nel giallo della donna trovata mummificata ad agosto in un campo di Ponte Galeria, periferia di Roma. Tra le prime ipotesi circolate c'era quella di un incontro clandestino con un uomo, poi un malore improvviso e la decisione di abbandonarla tra le sterpaglie. Con sé non aveva alcun documento, né una borsa, né un cellulare. In più il caldo di agosto aveva accelerato il processo di mummificazione, in modo da non rendere possibile l'identificazione del cadavere. Tra i trenta e i quaranta anni, era vestita con un paio di pantaloni rossi, una canottiera nera, giubotto di jeans. Bionda, occhi azzurri, unghie limate, dentatura perfetta e una pagina di una rivista religiosa in tasca. Un particolare che aveva fatto pensare a una pellegrina, forse tedesca. Ma ancora, dopo quattro mesi, la polizia non è riuscita a risalire all'identità della vittima. La donna rimane senza nome né nazionalità. A segnalare il corpo, abbandonato in campagna, in una zona frequentata per lo più da prostitute, era stato un passante.
Le cause della sua morte sono ancora misteriose. Ma oggi, i periti nominati dalla procura, dopo gli esami autoptici, non escludono lo stupro. Sicuramente ha cercato di reagire contro qualcuno. A dimostrarlo sarebbero le tracce di dna maschile trovate sotto le sue unghie. La donna era stata trovata con alcuni segni violacei sui polsi. Un particolare che potrebbe avvalorare la tesi della violenza sessuale.