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Facevano fallire le società e poi intascavano il denaro, evitando le riscossioni coattive tramite cessioni ad altre persone. Dopo anni in cui hanno frodato il sistema finanziario, nove persone stanno venendo arrestate in questo momento dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma. Le operazioni sono condotte tra Roma e L'Aquila, dove questi risiedono. L'accusa è di aver costituito una vera e propria associazione a delinquere dedita alla commissione di reati fallimentari, riciclaggio e autoriciclaggio. Le indagini sono partite dal fallimento della Gedin Contact S.p.a., una società che operava nel settore dei call center: gli inquirenti hanno così scoperto che le nove persone arrestate avevano costituito una pluralità di società – che amministravano direttamente o indirettamente – e che si erano impegnati per condurre la Gedin Contact S.p.a. al fallimento, portandola ad avere un passivo di oltre 43 milione di euro.

Smantellata associazione criminale: le indagini della Guardia di Finanza

Secondo quanto scoperto durante le indagini, coordinare dalla Procura della Repubblica capitolina e condotte dal Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, gli arrestati, dopo aver condotto al fallimento la Gedin Contact S.p.a., avevano fatto in modo di rendere inefficaci le procedure di riscossione coattiva che si mettono normalmente in atto in questi casi. E lo avevano fatto cedendo il capitale della società fallita a Naletilic Mate, figlio di Mladen Mate, comandante di un gruppo paramilitare operativo nell'ex Jugoslavia e condannato per crimini di guerra. Ma prima di passare a Mate la personalità giuridica della Gedin, gli accusati si sono spartiti 2,5 milioni di euro a testa, facendoli confluire nelle altre società che avevano intestate. In questo modo riuscivano a pulire il denaro sporco.