Roma, la lettera di mamma Valentina che ha perso la sua bimba in sala operatoria

E' stanca Valentina Leoni, mamma di Giovanna Fatella morta nella clinica Villa Mafalda il 29 marzo del 2014. "Sono stanca di tenermi tutto dentro. Voglio dire quello che penso, così come viene, senza filtro, assumendomi la responsabilità di ogni parola, ben sapendo che anche dopo che l’avrò fatto comunque non mi sentirò meglio", scrive mamma Giovanna in una lettera pubblicata sulla pagina Facebook e che esprime tutto il dolore per una morte arrivata inaspettata. "Quello che vorrei fare, oggi, scrivendo queste righe è far capire cosa vuol dire sentirsi impotente di fronte a un’ingiustizia", tutto il dolore per "la morte di una bambina di dieci anni, mia figlia Giovanna, entrata in sala operatoria, perfettamente sana, per un’operazione come mi dissero “di routine” e uscita cinque ore più tardi senza vita (ben tre ore dopo essere stata dichiarata legalmente morta)".
E' arrabbiata mamma Giovanna, arrabbiata perché "nessuna delle 12 persone presenti in sala operatoria è stata in grado di fornirci una spiegazione plausibile, ma nemmeno di dirci due parole di conforto, di scrivere un messaggio di partecipazione". E mentre sul caso è aperta un'indagine lei accusa: "Non potrei dormire al pensiero di aver visto morire una bambina sana, ripeto, perfettamente sana, sotto i miei occhi. Perché nessuno parla? Perché nessuno ha il coraggio di dire cosa è successo quella mattina? Chi ha sbagliato? Perché, che qualcuno abbia sbagliato, ormai è fin troppo chiaro". Se la prende con i medici, con gli avvocati e i tribunali, ma fa soprattutto i conti "con il senso d'impotenza" che la fa arrivare a desiderare addirittura "vendetta", un sentimento "fino a ieri sconosciuto che mi sforzo di reprimere ogni giorno, perché non mi appartiene, perché so non portare a niente. Il dolore non uccide, ma può farti ammalare".
"Non cerco facili ‘mi piace' – si chiude la drammatica lettera – compassione o applausi, avevo solo bisogno di sfogarmi, di far capire cosa si prova a essere me. Impossibile, lo so. Il pensiero lo respinge, perché la morte di un figlio è contro natura, la cosa peggiore che possa capitare.