Rocca Cencia, discarica abusiva: flebo e siringhe dove pascolano le pecore

Era una discarica a cielo aperto. Vaccini, siringhe, flaconi di medicinali scaduti, aghi usati, garze marce. E tutto vicino a un campo di grano coltivato e al pascolo di alcuni greggi di pecore. Questa mattina è stata sequestrata un’area di circa 46 ettari compresa tra via di Rocca Cencia, via Prenestina e via Ollolai. Si tratta di un terreno agricolo che risulta essere di proprietà privata. All’interno dell’area, la Municipale ha trovato una grande quantità di rifiuti ospedalieri interrati abusivamente, ma anche grossi sacchi neri e bidoni, che la polizia deve ancora esaminare. “Lo spazio è vasto – spiegano gli agenti – bisognerà capire anche quanto sono andati in profondità. Bisognerà fare dei carotaggi per capirlo. Ci vorrà tempo”.
Discarica abusiva, la segnalazione dei cittadini
L’operazione è cominciata grazie a una segnalazione arrivata ai consiglieri di Sel, Peciola e Cesaretti, da parte dei residenti del quartiere, già esasperati per la presenza di una discarica attiva a Rocca Cencia già dal 2006. "Non solo dobbiamo combattere con i cattivi odori che arrivano dai depositi di rifiuti. Ora abbiamo trovato a pochi metri dalle nostre abitazioni una vera e propria discarica abusiva piena di tutto”, protestano i cittadini della zona.
In una nota congiunta Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio e Annamaria Cesaretti, consigliera comunale di Sel, presenti sul posto, ringraziano la polizia municipale per l’intervento: “Ringraziamo la Polizia municipale per il pronto intervento a tutela della salute pubblica e dei cittadini. È necessario andare fino in fondo per verificare se siano stati commessi reati di natura ambientale e a danno della sicurezza e salute dei cittadini. Il sequestro di oggi è avvenuto a seguito di una segnalazione che ci è arrivata dai residenti del quartiere. Abbiamo avvisato la Polizia municipale che è immediatamente intervenuta per verificare lo stato dell’area e l’effettiva presenza di rifiuti nell’area agricola”.